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Al via il Servizio civile ambientale: in cosa consiste e perché è così importante per i giovani (e per la transizione ecologica)

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Partirà quest’anno il Servizio civile ambientale. L’obiettivo è quello coinvolgere attivamente i giovani nella ripresa economica del Paese puntando sulla valorizzazione delle cosiddette competenze verdi

Rendere le nuove generazioni protagoniste nel percorso di transizione ecologica: è questa l’idea alla base della proposta lanciata dai parlamentari di Facciamo ECO-Federazione dei Verdi, che hanno proposto l’istituzione di un Servizio Civile Ambientale per i giovani fino ai 35 anni. L’iniziativa è stata finalmente accolta proprio in questi giorni dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, secondo il quale si tratterebbe  di “una valida occasione formativa e lavorativa per i giovani, un percorso professionalizzante per prepararli alle future sfide della transizione ecologica.”

A fine agosto Cingolani e la ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone hanno firmato un protocollo d’intesa per la promozione del “Servizio civile ambientale e per lo sviluppo sostenibile”, che prevede nell’ambito del Servizio civile universale programmi e progetti finalizzati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. I primi dieci milioni per il progetto che partirà da quest’anno sono stati stanziati dal Dipartimento per le politiche giovanili, mentre per il 2022 saranno erogati dal Ministero della Transizione Ecologica. 

Gli obiettivi del Servizio civile ambientale

Con il programma quadro sperimentale denominato “Servizio civile ambientale e per lo sviluppo sostenibile”, che si rivolge agli under 35, si intende:

  • aumentare il numero di operatori volontari da impiegare, anche a supporto degli enti territoriali, in programmi d’intervento specifici e progetti dedicati alle tematiche ambientali e alla transizione ecologica
  • potenziare le conoscenze e competenze degli enti di Servizio civile universale, che aderiranno all’iniziativa, attraverso percorsi di “capacity building”
  • potenziare le conoscenze degli operatori volontari sulle tematiche ambientali legate alla sostenibilità e alla transizione ecologica attraverso percorsi di formazione dedicata
  • valorizzare sul piano esperienziale le competenze degli operatori volontari sui temi della green economy, anche con riferimento alle nuove professionalità richieste in settori quali la tutela e valorizzazione delle biodiversità, la lotta allo spreco alimentare, la promozione delle energie rinnovabili, lo sviluppo delle nuove tecnologie ambientali, la digitalizzazione, l’economia circolare, la bio-economy, la tutela del patrimonio marino-costiero, la blue economy, la lotta al marine litter, il Green Public Procurement e i Criteri Ambientali Minimi, l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile
  • orientare i giovani verso i green jobs, con particolare riferimento all’occupazione femminile
  • promuovere, attraverso i giovani operatori volontari, attività educative rivolte alla comunità o a particolari categorie, con l’intento di curare la diffusione della cultura della sostenibilità ambientale e sociale sui temi della green economy
  • impiegare i giovani operatori volontari in azioni e servizi finalizzati all’attuazione delle azioni comprese nell’ambito delle Strategie nazionali, regionali e locali per lo sviluppo sostenibile, in particolare per organizzazioni private e pubbliche amministrazioni.

Il ministero della Transizione ecologica, avvalendosi delle strutture ministeriali, nonché degli enti di ricerca vigilati, si impegna a realizzare le attività di formazione destinate agli operatori volontari avvalendosi, – si legge sul sito del MiTE – oltre che di competenze interne, dell’Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA), di università e centri di ricerca pubblici e delle associazioni di protezione ambientale riconosciute.

Alla conclusione del servizio civile ambientale verrà rilasciata, congiuntamente dal Dipartimento e dal Mite, un’attestazione delle competenze acquisite.

Si tratta di un programma che tornerà utile non soltanto ai giovani, che potranno migliorare le loro abilità e mettersi in gioco (con un’adeguata retribuzione), ma anche di un servizio che farà bene al nostro territorio e che aiuterà a diffondere la cultura della tutela dell’ambiente. 

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Fonte: Ministero della Transizione Ecologica/Facciamo ECO

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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