Al Gore, scioglimento dei ghiacciai: “Addio alla calotta polare tra 5 anni”

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Pericolo gravissimo per la calotta polare, secondo Al Gore. Il Premio Nobel 2007 è stato accolto con affetto dal pubblico di Copenhagen, dove è arrivato ieri per dire la sua sul problema che in questi giorni i delegati degli Stati stanno affrontando. Un rischio concreto dunque, e Al Gore parla chiaramente fornendo numeri e statistiche.

C’è il 75% di possibilità che entro 5 o 7 anni l’intera calotta polare artica scompaia durante l’estate” dice senza mezzi termini. Una tragedia legata al global warming, una vera e propria catastrofe ambientale, concreta più che mai, stando a quanto l’autorevole ambientalista americano riferisce. A dimostrazione di ciò, Al Gore ha illustrato ai Ministri degli Esteri di Norvegia e Danimarca i risultati di due nuove ricerche, dalla quale emerge come nel “profondo nord” le temperature siano salite al doppio della velocità rispetto alla media.

Non è una sorpresa, ma desta comunque clamore. Lo scioglimento dei ghiacciai e con esso il global warming sono tra i temi più cladi e dibattuti. La scorsa estate Greenpeace aveva denunciato i rischi in cui versa il polo nord, fornendo dati e immagini. Ipotesi confermata anche dal WWF, che con il rapporto Artic Climate Feedbacks: Global Implication ha argomentato scientificamente gli effetti negativi dovuti al riscaldamento della calotta polare. Effetti globali e non localizzati: “Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell’Artico“. Proprio qualche giorno fa, era giunta la notizia di un iceberg alla deriva staccatosi da una banchina del polo sud e giunto nei pressi del continente australiano.

Al Gore si mostra pessimista su una possibile soluzione da trovare a Copenhagen: “Il massimo che possiamo ottenere politicamente è comunque meno del minimo necessario“. E lancia i suoi strali principalmente contro Stati Uniti e Italia: “Questi Paesi sono stati così dipendenti da petrolio e carbone che siamo stati lenti ad adattarci alla nuova situazione. Il futuro della civiltà mondiale dipende da uno sforzo globale per ridurre drasticamente l’inquinamento che porta al riscaldamento globale, nello sviluppo di fonti rinnovabili di energia, nell’agricoltura sostenibile e nella riduzione della deforestazione“.

Francesca Mancuso

Foto: Newsbusters.org

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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