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Rilascio acque radioattive di Fukushima: allarmismo o reale pericolo? Facciamo chiarezza

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Il Giappone ha deciso: l’acqua usata per raffreddare i reattori danneggiati dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima finiranno nell’Oceano Pacifico. Una scelta che ha acceso un dibattito mondiale sugli eventuali rischi per l’ecosistema marino, ma anche per la salute umana.

Secondo Tokyo e diversi scienziati, i pericoli sono praticamente nulli. Di diverso parere i Paesi vicini al Giappone, come la Cina e la Corea del Sud, oltre ai pescatori locali e molte associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace. Si tratta di allarmismo ingiustificato o di preoccupazioni legittime?

Vediamo di fare un po’ di chiarezza, chiarendo anche quando e come dovrebbe avvenire lo sversamento in mare.

Leggi anche: E alla fine le acque radioattive di Fukushima finiscono in mare, il Governo ha deciso

Come e quando avverrà lo sversamento?

Sono ben 1,23 milioni le tonnellate di acqua proveniente dalla centrale di Fukushima che saranno riversate in mare. L’operazione non avverrà nell’immediato, ma inizierà tra circa due anni, durante i quali l’operatore della centrale, Tokyo Electric Power, continuerà ad occuparsi ella filtrazione delle acque per eliminare gli isotopi nocivi e costruirà le necessarie infrastrutture.

L’acqua contaminata dalle radiazioni è stata filtrata attraverso un avanzato sistema di trattamento dei liquidi. Tuttavia, il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, non può essere eliminato. Secondo il governo giapponese e l’operatore della centrale di Fukushima, il trizio non sarebbe pericoloso per la salute umana, se presente in basse concentrazioni.

L’eliminazione dell’acqua trattata è un tema inevitabile nel quadro dello smantellamento dell’impianto di Fukushima Daiichi – ha dichiarato primo ministro giapponese Yoshihide Suga, chiarendo che il piano verrà attuato – nel momento in cui si sarà garantito che gli standard di sicurezza siano stati approvati con ampio margine e si siano adottate misure rigorose per evitare danni“.

Le posizioni favorevoli al rilascio dell’acqua contaminata 

Il parere degli scienziati e la questione del trizio

“Il totale di acqua triziata presente nelle cisterne di Fukushima è di circa 20 grammi, diluiti in oltre un milione di metri cubi”

Nonostante le perplessità sull’operazione, la maggior parte degli scienziati (non solo giapponesi) concordano sul fatto che lo sversamento dell’acqua sia la soluzione più saggia e sicura. Secondo Nigel Marks, fisico esperto di materiali nucleari della Curtin University, grazie alla diluizione dell’acqua e al trattamento subito la radioattività scenderà sotto i livelli di sicurezza.

L’ottica è terribile, ma il governo giapponese sta facendo effettivamente la cosa giusta, rilasciando le acque trattate della centrale di Fukushima nell’oceano” spiega Marks. “Le centrali elettriche colpite devono ancora essere raffreddate, generando una quantità sempre maggiore di acqua contenente idrogeno radioattivo, noto anche come trizio. I serbatoi di stoccaggio temporaneo stanno scoppiando e l’acqua radioattiva deve andare da qualche parte. Diluendo la miscela di trizio nell’acqua del mare, il livello di radioattività può essere ridotto a livelli di sicurezza paragonabili a quelli associati a radiazioni da rocce granitiche, acqua trivellata, radiografie, viaggi aerei e alcuni tipi di cibo” .

Una posizione simile è quella presa da Brendan Kennedy, docente di chimica presso l’Unniversità di Sydney, secondo il quale non ci sarebbero rischi per gli ecosistemi:

È essenzialmente impossibile separare il trizio dall’acqua. Lo smaltimento nell’oceano è l’unica opzione praticabile per il volume del materiale. Una volta diluito nell’oceano, il trizio non rappresenterà un pericolo per la vita marina“.

Anche alcuni fisici e altri esperti italiani hanno deciso di partecipare attivamente al dibattito per fare chiarezza.

Tra questi Luca Romano, laureato in Fisica Teorica a Torino e specializzato in giornalismo scientifico. 

Attraverso un lungo post su Facebook (sulla sua pagina L’Avvocato dell’Atomo) e nel corso di una diretta, Romano spiega: 

Se una persona bevesse un litro di acqua di Fukushima TUTTI I GIORNI per un anno, arriverebbe ad assorbire poco più di 6 mSv, una dose inferiore a quella che un abitante di Orvieto assorbe ogni anno dall’ambiente che lo circonda, e meno di un terzo della dose massima consentita per i piloti d’aereo (il cui limite di esposizione è di 20 mSv/anno). Al momento dello sversamento, l’acqua di Fukushima sarà POTABILE“.

La posizione dell’ENEA

Sulla vicenda è intervenuta anche l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), cerando di frenare gli allarmismi.

L’impatto sull’ambiente naturale sarà praticamente nullo. Come una goccia d’inchiostro diluita in una piscina – commenta Alessandro Dodaro, capo del Dipartimento Fusione e sicurezza nucleare dell’Enea. Il carico radiologico non è altissimo. La maggior parte è dovuta al trizio, un isotopo dell’idrogeno con tossicità debole, presente in minime quantità anche nei mari e in atmosfera“. 

Per Dodero, erano di gran lunga più pericolose le pratiche, adesso vietate, “di deposito dei rifiuti nucleari sui fondali marini o le bombe atomiche fatte esplodere sugli atolli tropicali, migliaia e migliaia di volte più impattanti del rilascio delle acque di Fukushima, programmato a regola d’arte e dilazionato nel tempo“.

Le posizioni contrarie al rilascio dell’acqua contaminata 

Le preoccupazioni dei pescatori locali e dei Paesi vicini 

La notizia dello sversamento dell’acqua proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima ha messo in allarme i pescatori giapponesi che hanno organizzato una serie di proteste. Dal 2011 ad oggi la ripresa della attività connesse alla pesca è inferiore del 20% al fatturato precedente al disastro nucleare. 

Una decisione inaccettabile ed estremamente spiacevole“: così l’ha definita Hiroshi Kishi, il Presidente della Federazione nazionale delle cooperative ittiche, evidenziando che l’annuncio del governo colpisce al cuore non soltanto i pescatori di Fukushima, ma tutta l’industria ittica del Giappone. 

Anche i Paesi vicini, in particolare la Corea del Sud e la Cina si sono mobilitati chiedendo al governo giapponese di ripensarci.

Tokyo rilascerà l’acqua radioattiva dopo averla diluita a livelli non dannosi per l’uomo. Ma la diluizione non cambierà il totale di radioattività dispersa”, ha denunciato un’alleanza di 31 gruppi civici anti-nucleare e ambientalisti della Corea del Sud.

Seul ha deciso di impugnare la decisione del Giappone al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo, mentre oggi il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha lanciato una provocazione al vice ministro giapponese Tarō Asō, invitandolo a bere l’acqua radioattiva, visto che le autorità di Tokyo la considerano sicura.

La preoccupazione principale, quindi, è che possa esserci da parte dei consumatori diffidenza nell’acquisto dei prodotti ittici, con conseguenze economiche disastrose per un settore già in crisi.

Le associazioni ambientaliste 

A far sentire la sua voce contro lo sversamento dell’acqua contaminata in mare diverse associazioni ambientaliste, prime fra tutte Greenpeace che ha commentato con questa parole la scelta presa dal Giappone:

“Il governo giapponese ha ancora una volta deluso i cittadini di Fukushima” dichiara Kazue Suzuki della campagna clima ed energia di Greenpeace Giappone. “Il governo ha preso la decisione del tutto ingiustificata di contaminare deliberatamente l’Oceano Pacifico con acqua radioattiva. Ha ignorato sia i rischi legati all’esposizione alle radiazioni che l’evidenza della sufficiente disponibilità di stoccaggio dell’acqua contaminata nel sito nucleare e nei distretti circostanti. Invece di usare la migliore tecnologia esistente per minimizzare i rischi di esposizione a radiazioni immagazzinando l’acqua a lungo termine e trattandola adeguatamente per ridurre la contaminazione, si è deciso di optare per l’opzione più economica, scaricando l’acqua nell’Oceano Pacifico”

Ad esprimere la sua perplessità sullo sversamento dell’acqua contaminata in mare anche la Commissione sull’energia nucleare secondo la quale si deve “rigorosamente evitare di riversare il trizio nell’ambiente perché resta materiale radioattivo”.

Le prime bufale su WhatsApp 

All’indomani della notizia del via libera all’operazione da parte del governo giapponese, sui social sono comparsi diverse catene e messaggi che avvertono di non mangiare pesce provenienti dai mari giapponesi:

screen fukushima

Le alternative al rilascio delle acque in mare

Esistono delle opzioni che alcuni negli anni passati hanno ritenuto più sicure rispetto allo sversamento delle acque di Fukushima in mare. Qualche tempo fa sul tema è intervenuto Valerio Rossi Albertini, esperto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Secondo Albertini, il rilascio nell’Oceano Pacifico  “è il peggio che si possa fare, anche se la radioattività non fosse elevatissima. l’opzione migliore sarebbe quella di trasportare l’acqua in piscine lontane dai reattori e congelarla. È una questione di sforzo economico, ma il disastro di Fukushima richiede misure eccezionali”. 

“Sono state avanzate dai tecnici giapponesi anche altre soluzioni possibili, come vaporizzare l’acqua e disperderla in atmosfera, o iniettarla nel terreno.” – aggiunge l’esperto del Cnr – Tutte soluzioni altamente sconsigliabili per la salute, già compromessa, dell’ambiente, di cui quella dello sversamento nell’Oceano è forse la peggiore”, conclude l’esperto del Cnr sottolineando che la decisione spetta poi al Governo Giapponese e la questione deve essere sottoposta all’Agenzia per la sicurezza nucleare.

L’0perazione che inizierà tra due anni è davvero sicura? Dove sta dunque la verità di tutta questa vicenda? Probabilmente nel mezzo. Di fronte a un tema così delicato, non è affatto il caso di minimizzare, così come è inutile farsi prendere dalla paura e dagli allarmismi. E se proprio dovessimo scegliere di mettere di consumare pesce, non dovremmo farlo per il rilascio delle acque radioattive di Fukushima, ma per tanti altri validissimi motivi etici.

Ciò che appare evidente è che dopo oltre un decennio dal terribile incidente di Fukushima, siamo ancora qui a parlarne. Ed è proprio questo il vero problema del nucleare: che le conseguenze (anche a lungo termine) sono imprevedibili e molto spesso, come ci insegnala storia, terrificanti. Anche se su questo i sostenitori dell’atomo non saranno d’accordo con noi.

Le paure, quindi, possono anche essere infondate, ma, almeno secondo noi, del tutto legittime. 

Fonte: Greenpeace/Ansa/Scimex/Tritiated Water Task Force Report

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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