Accordo Arcelor Mittal e Invitalia per l’Ilva: così l’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto sono stati “svenduti”

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Ancora una volta la salute dei cittadini di Taranto e il rispetto dell’ambiente sono stati calpestati letteralemte dagli interessi economici e anche dall’acciaio che porta il nome dell’ArcelorMittal. E’ di queste ore la notizia piombata come un fulmine a ciel sereno dell’accordo siglato dalla società francese con Invitalia.

E’ stata la stessa ArcelorMittal ad aver fatto sapere di aver stretto un accordo vincolante (l'”Accordo di Investimento”) con la società italiana, formando una partnership pubblico-privata.

Grazie all’accordo si avrà una ricapitalizzazione di AM InvestCo, la controllata di ArcelorMittal che ha firmato il contratto di locazione e obbligo di acquisto per l’attività di Ilva. Da parte sua, Invitalia investirà in AM InvestCo in due momenti: un primo investimento di  400 milioni di euro sarà effettuato entro il 31 gennaio 2021 mentre il secondo, fino a 680 milioni di euro, sarà pagabile alla fine dell’acquisto da parte di AM InvestCo delle attività di Ilva. Da parte sua, ArcelorMittal investirà anche fino a 70 milioni di euro.

Che significa? Lo Stato sta finanziando ampiamente la produzione di acciaio a Taranto. Questa volta non si chiama Ilva ma ArcelorMittal, ma la sostanza non cambia. Altro inquinamento, altre vittime innocenti. Già, ricordiamo che Invitalia è l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. ed è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia.

“Il piano industriale aggiornato concordato tra AM InvestCo e Invitalia prevede investimenti in tecnologie per la produzione di acciaio a basso tenore di carbonio, inclusa la costruzione di un forno elettrico ad arco da 2,5 milioni di tonnellate. Il piano industriale, che mira a raggiungere 8 milioni di tonnellate di produzione nel 2025, prevede una serie di misure di sostegno pubblico, compreso il sostegno all’occupazione finanziato dal governo” si legge esplicitamente nel comunicato di Arcelor.

Poco importa se ancora oggi, a causa dei veleni dell’ex Ilva, oggi a Taranto i bambini stiano continuando ad ammalarsi e a morire, com’è accaduto fino a pochi giorni fa quando Vincenzo Semeraro ha perso la vita a soli 11 anni a causa di un raro tumore. Vincenzo vivera nel quartiere Tamburi, non serve aggiungere altro.

“Ambiente e salute svenduti”

Non ci sono parole per commentare quanto sta accadendo a Taranto. Uno schiaffo in pieno volto per tutte le famiglie che speravano di essersi liberate dai veleni dell’acciaio e che ancora piangono i loro morti. Per Angelo Bonelli si tratta di una vergogna, che calpesta la Costituzione e spinge l’Italia

“in un’oscurità senza fine per i diritti e la tutela della salute dei cittadini”.

Anche Alessandro Marescotti, tra i fondatori di PeaceLink ha detto:

“Se penso a quanto conta il processo in corso per la permanenza di Mittal a Taranto (lo si legge nelle carte dell’accordo appena firmato) e a quanta poca attenzione al processo viene posta da parte nostra… Beh, soffochiamolo qui questo sussulto di riflessione!”

Fonti di riferimento: ArcelorMittal, Facebbok/Angelo Bonelli, Facebook/Peacelink

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Francesca Mancuso e Roberta Ragni

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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