abbracci polari

Un abbraccio con Margherita Buy o con Claudia Gerini, ma anche con Alessandro Haber, Mimmo Calopresti e pure con Giobbe Covatta. Questi sono solo alcuni dei vip abbracciati da una "gropie" molto particolare: un orso polare, simbolo dell'ecosistema più prezioso per il clima del Pianeta. Ovviamente con lo scopo di salvare l'Artico.

Si tratta di "Abbracci Polari" e, neanche a dirlo, c'è lo zampino di Greenpeace che lancia, così, il nuovo progetto fotografico realizzato in collaborazione con il fotografo Francesco Alesi per la sua ormai nota campagna in difesa del Polo Nord Save The Artic.

Tanti i personaggi famosi che hanno aderito all'iniziativa con l'obiettivo di preservare l'Artico, mettendo al bando le trivellazioni offshore e la pesca distruttiva intonro al Polo Nord. In particolare a "metterci la faccie e le proprie braccia intorno all'orso polare: Margherita Buy, Claudia Gerini, Claudio Santamaria, Ennio Fantastichini, Alessandro Haber, Giobbe Covatta, Sandra Ceccarelli, Claudia Zanello, Paolo Briguglia, Mimmo Calopresti, Giorgio Pasotti, Pino Quartullo e Gianluca Tavarelli.

L'obiettivo più ampio, spiega l'associazione dell'arcobaleno, è quello di creare un santuario globale come è stato fatto in Antartide quando nel 1991, proprio in seguito alla campagna di Greenpeace, venne siglato il Protocollo di Madrid che mise al bando per 50 anni ogni sfruttamento minerario del Polo Sud, imponendo la valutazione dell'impatto ambientale per qualsiasi attività.

E, intanto, sono già oltre 2 milioni le firme raccolte nella petizione in difesa dell'Artico lanciata sul sito www.savethearctic.org. Quando raggiungerà quota tre milioni, "Greenpeaceinserirà i nomi dei firmatari in una capsula che verrà collocata nei fondali dell'Artico, a una profondità di 4 chilometri, e contrassegnerà il luogo con la "Bandiera per il Futuro" disegnata dai bambini che hanno partecipato al concorso globale del movimento scoutistico Girl Guide".

Il 2013 è iniziato con uno scampato disastro ambientale nell'Artico, visto che la sera del 31 gennaio 2012 la piattaforma petrolifera Kulluk della Shell si è incagliata vicino all'Isola di Kodiak, in Alaska, un paradiso della biodiversità. Solo dopo settimane si è riusciti a disincagliarla" - spiega Alessandro Giannì, direttore delle campagne di <GreenpeaceItalia.

"Le attività petrolifere di Shell in quell'area sono un disastro, con un ricco elenco di incidenti e dimostrate omissioni nelle procedure di sicurezza. Shell continua ad assicurare di avere un "programma Artico" di prima classe per perforare in condizioni "estreme" in tutta sicurezza. Ma il naufragio della Kulluk dimostra che Shell non può garantire un bel niente".

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Non avete ancora firmato? Che aspettate?

Simona Falasca

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