Chiusi in casa per paura delle radiazioni. È così che vivono ancora oggi, a circa due anni dal terribile disastro nucleare, i bambini di Fukushima, che sono diventati tra i più obesi del Giappone. È quanto rivela il Ministero dell'Istruzione nipponico, suggerendo che il problema è che i piccoli sono ancora tenuti al sicuro tra le mura domestiche o scolastiche. E poco o niente all'aria aperta.

In un rapporto preliminare condotto su 700.000 bambini tra aprile e giugno di quest'anno e pubblicato questa settimana, il dicastero ha rilevato che i bambini della prefettura di Fukushima di età compresa tra i 5 e i 9 anni, così come i ragazzi tra i 14 e i 17 anni, sono i più obesi a livello nazionale. La relazione ha definito come i bambini obesi quelli che superavano il 20% del peso medio per età e altezza e ha stabilito che su tutte le 47 prefetture, a Fukushima si è registrato il tasso più elevato di obesità in 7 delle 13 classi di età considerate.

Il perché è piuttosto chiaro: mancanza di esercizio fisico, che si è ridotto soprattutto tra gli allievi delle scuole primarie, con una drastica limitazione delle attività all'aria aperta dovuta al timore di un'esposizione prolungata alle radiazioni, seppur di basso livello. La tendenza all'obesità sembra più marcata tra i bambini più piccoli, con tassi saliti all'11,4% , rispetto al 6,3% del 2010, all'età di sei anni, mentre le percentuali per i bimbi di otto anni è quasi raddoppiato.

"La paura delle radiazioni può essere una delle cause. I bambini non possono giocare all'aperto e ora sono meno impegnati nell'esercizio fisico", ha confermato un dirigente scolastico locale, aggiungendo che, anche tra i bambini che vivono in aree in cui i livelli di radiazione sono al di sotto dei limiti di sicurezza del governo, sono molti quelli che spendendo più tempo a casa dopo la scuola e durante i fine settimana e le feste di quanto non facessero prima del disastro. In risposta al problema, però, sono tanti i parco-giochi interni costruiti in decine di località in tutta la prefettura. Bambini dentro, centrali nucleari fuori.

Roberta Ragni

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