abusivismo edilizio

Dire basta all'abusivismo edilizio che continua a dilagare nel nostro paese. Legambiente ci riprova anche alla luce degli ultimi dati riguardanti il cemento selvaggio. Secondo l'associazione dal 2000 al 2011 sono state 4.956 (il 10,6%) le ordinanze eseguite su un totale di 46.760 emesse. Una goccia nel mare che emerge da un'analisi condotta su 72 comuni capoluoghi di provincia. Per questo Legambiente ieri ha presentato una proposta di legge per la demolizione del cemento illegale.

Dal dossier Stop a mattone selvaggio, I numeri dell’abusivismo edilizio e le proposte per il ripristino della legalità, basato sui dati del Cresme, emerge che tra il 2003, ultimo anno in cui era possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011, sono state censite la bellezza di 258mila case abusive, per un giro di affari illegale stimato attorno ai 18,3 miliardi di euro. Senza contare quelli riguardanti le colate clandestine di cemento effettuate prima del 2003 e non condonabili, che sono in bella mostra in tutta la penisola, da nord a sud, deturpando la bellezza delle coste o di aree di pregio paesaggistico, o peggio ancora nelle aree più fragili del territorio dove esistono vincoli precisi legati al dissesto idrogeologico. A proposito di dissesto, è stato confermato che l'Italia si trova in uno stato di emergenza permanente. E le cause, le conosciamo bene.

Tornando allo studio di Legambiente, la città con il maggior numero di ordinanze di demolizione emesse negli ultimi 11 anni è Napoli, con 16.837 provvedimenti, di cui solo 710 portati a termine, ossia appena il 4% Non va meglio a Reggio Calabria (2.989) e a Palermo (1.943), dove secondo i dati forniti dalle amministrazioni comunali non risulta eseguito neppure un abbattimento. Tra i comuni virtuosi vanno segnalati Prato (957 demolizioni effettuate, +111,5% rispetto a quelle emesse nello stesso periodo per l’esecuzione di provvedimenti relativi ad anni precedenti) e Genova, con 498 abbattimenti (25,7%).

Ma a pesare nel bilancio complessivo è l'eredità avvelenata dei precedenti condoni edilizi, rappresentata da centinaia di migliaia di richieste inevase, presentate in occasione delle leggi 47/1985, 724/1994 e 326/2003. Complessivamente le domande presentate sono state 2.040.544, quelle respinte 27.859, quelle ancora in attesa di una risposta ben 844.097 pari al 41,37% del totale, il grosso delle quali risale addirittura al primo condono, quello del 1985. Il primo comune come numero di domande è quello di Roma, con oltre 596.000 richieste di cui circa 262.000 ancora in attesa di risposta.

Nel nostro Paese, dove il messaggio prevalente è quello dell’inviolabilità della casa anche se fuorilegge, la demolizione delle costruzioni illegali è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo - ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza Il fatto che ogni anno sopravvivano alle ruspe migliaia di manufatti è un chiaro segnale che esiste una rete di complicità e di omissioni da parte delle amministrazioni comunali, che invece hanno l’obbligo e non la facoltà di abbattere l’abuso ripristinando così la legalità. Un obbligo che deve esser accompagnato da strumenti e risorse adeguate, come il Fondo di rotazione da 150 milioni di euro previsto dalla legge o l’Albo delle imprese demolitrici, a cui sarà obbligatorio iscriversi”.

Il nuovo disegno di legge presentato da Legambiente alla sala stampa della Camera dei Deputati mira a superare le difficoltà emerse finora nell’attuazione delle norme in vigore e a rendere più efficace l’iter delle demolizioni, in primo luogo avviando maggiori azioni di contrasto con un potenziamento dei poteri delle autorità preposte, poi ridefinendo disposizioni e tempi per le attività di demolizione, e prevedendo sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di sanatoria edilizia. Inoltre, tra le altre novità, introdotte dal ddl, vi è la creazione di un albo speciale delle imprese abilitate alla demolizione di opere edilizie abusive e al ripristino dei luoghi e lo stanziamento di maggiori fondi, per l’esattezza 150 milioni di euro a partire dal 2013, a favore del Fondo per le demolizioni delle opere abusive a uso degli enti che provvedono agli abbattimenti. Non ultima l'istituzione di un Osservatorio nazionale sull’abusivismo edilizio, presieduto dal Ministro dell’Ambiente e composto da regioni, enti locali, forze dell’ordine, organi giudiziari e associazioni ambientaliste.

"Ora è il momento che al no a qualsiasi ipotesi di nuovo condono si accompagni da parte dello Stato una ben maggiore capacità di demolire gli immobili abusivi: questo disegno di legge risponde a questa esigenza sempre più pressante” ha detto il senatore Roberto Della Seta presente ieri.

"Il ddl che proponiamo – ha spiegato il senatore Francesco Ferrante - vuole innanzitutto ristabilire quel principio di legalità a cui da troppo tempo, e troppo spesso, si è derogato, con gravi colpe di chi avrebbe dovuto esercitare i controlli, a partire da molte amministrazioni locali. E per questo nel disegno di legge si prevedono sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di sanatoria edilizia. I condoni, oltre ai danni ambientali e urbanistici, sono stati anche il simbolo più concreto di una politica imbelle e anzi complice del malaffare e la sola idea di condono ha consolidato l’idea che ad ogni abuso corrisponde una sanatoria, ed è solo questione di tempo".

Oltre che sventare i continui tentativi di riaprire i termini della sanatoria edilizia del 2003, l’ultimo dei quali appena una settimana fa – ha commentato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd e presidente onorario di Legambiente - è utile proporre strumenti in grado di monitorare e contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Una piaga che ha già ‘regalato’ al Paese colate di cemento illegale contribuendo ad aggravare il consumo di suolo e il rischio idrogeologico".

Francesca Mancuso

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