ilva operai

È bufera sull'Ilva di Taranto. Dopo la notizia di ieri dei sette arresti scattati per alcuni dei dirigenti della società, un'altra tegola è piombata sugli operai. Ieri con un comunicato l'Ilva ha reso nota la cessazione di ogni attività e "la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto".

Ieri il provvedimento emesso dal gip Patrizia Todisco, ha sottoposto a sequestro preventivo tutta la produzione degli ultimi quattro mesi. La società ha già fatto sapere che impugnerà il provvedimento di sequestro ma intanto ha disposto il blocco e la chiusura dell'area a freddo dell'Ilva e di tutti gli stabillimenti che dipendono da essa.

La decisione ha fatto infuriare i lavoratori che questa mattina in concomitanza con il primo turno hanno fatto pressione sugli ingressi della portinerie A e B e hanno occupato la direzione. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno respinto il provvedimento aziendale, e lo hanno etichettato come una "serrata", una "rappresaglia" nei confronti dei lavoratori. Un a bomba sociale, con 5.000 persone che rischiano seriamente il posto di lavoro, definita dal Ministro dell'Interno cancell8eri un notevole rischio per l'ordine pubblico.

L'Ilva dal canto suo continua a difendersi mettendo disposizione sul sito le consulenze, redatte da alcuni esperti del settore. Secondo la società, vi sarebbero le prove della "piena conformità delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge, ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonché l’assenza di un pericolo per la salute pubblica". Le accuse sull'eccesso di mortalità legate all'Ilva sarebbero, secondo la società, assolutamente inconsistenti.

La situazione dell’Ilva di Taranto va risolta ora e nel rispetto della salute e del lavoro. Il governo deve intervenire per obbligare l’azienda al miglioramento degli impianti e al risanamento dell’ambiente continuando a produrre. Nessun alibi deve essere fornito a chi ha tirato troppo la corda per evitare di investire in innovazione e risanamento e ora approfitta del blocco per continuare a non fare nulla, dopo aver colpevolmente inquinato e danneggiato per anni la città e i suoi abitanti” ha detto tramite un comunicato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Gli ambientalisti non accettano vie di mezzo, per questo alla luce delle intercettazioni pubblicate in questi giorni hanno chiesto ufficialmente "le dimissioni di coloro che sono risultati compromessi nella vicenda dell’Aia del 2011 rilasciata dall’allora ministro Prestigiacomo e che, come denunciato subito dalla nostra associazione, era stata scritta dalla stessa azienda".

Francesca Mancuso

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