amianto

Amianto. Oltre 2 mila vittime ogni anno. È il prezzo intollerabile che ancora paghiamo a 20 anni dalla messa al bando dell'asbesto, mentre l'opera di bonifica procede ancora troppo lentamente con 34.148 siti ancora da bonificare e oltre 32 milioni di tonnellate di fibra killer sparso in tutto il Paese.

Per questo, alla vigilia della II Conferenza governativa sull'amianto, numerose associazioni, tra cui l'Associazione Italiana Esposti Amianto e Legambiente, auspicano che ci sia un incontro per prendere precisi impegni di finanziamento su sorveglianza sanitaria, ricerca, risarcimenti e per fare interventi concreti di risanamento e rendere l'Italia libera dall'amianto. E lanciano le loro proposte, sperando che si traducano in concreti atti normativi e finanziari.

"Il nostro obiettivo – dicono le associazioni- era una conferenza con gli esposti, non sugli esposti, come rischia di diventare invece visto il poco spazio lasciato alle associazioni. Deve essere l'occasione per discutere le decisioni relative alla salute degli ex esposti, per trovare le forme migliori di cura per chi è stato colpito da una malattia derivante dall'amianto e perché le vittime dell'amianto, a partire dagli esposti non professionali, possano essere adeguatamente risarcite e gli enti previdenziali, Inps e Inail, riconoscano le malattie professionali e i benefici di legge a tutti gli aventi diritto (compresi i militari ex esposti), senza differenziazioni territoriali e senza dovere ricorrere ai tribunali, come avviene di frequente. Occorre infine far partire quell'azione di risanamento che la legge prevede già dal 1992".

Oltre alla questione dei grandi poli industriali dell'Eternit o della Fibronit e degli altri siti contaminati inclusi nel Programma nazionale di bonifica, sono ancora tantissime, infatti, le morti causate dall'esposizione all'amianto nel nostro Paese ogni anno, oltre 900 proprio per mesotelioma pleurico e l'emergenza sanitaria continua a crescere, visto il lungo periodo di latenza della malattia (fino a 40 anni), tanto che gli epidemiologi prevedono alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni. Ecco, quindi, cosa prpongono in sintesi le associazioni:

1) Prevenzione.

Risanamento ambientale, bonifica e smaltimento dei materiali contenenti amianto devono essere le priorità per portare a zero il rischio connesso con l'esposizione alla pericolosa fibra. Per far questo è necessario: intervenire tanto sui grandi siti industriali inseriti nel Programma nazionale di bonifica, quanto sulle emergenze locali riguardanti la presenza di amianto in edifici e le strutture pubbliche e private; completare il censimento che ancora oggi procede a macchia di leopardo; prevedere adeguate risorse economiche per co-finanziare la rimozione e la bonifica delle strutture contaminate, prorogando l'extra-incentivo di 5 centesimi a kwh, previsto dal IV conto energia per la sostituzione di coperture in eternit con pannelli fotovoltaici e/o prevedendo forme simili di incentivazione a scala nazionale; attuare un'adeguata pianificazione per la realizzazione di una impiantistica di trattamento e smaltimento a supporto delle operazioni di bonifica.

2) Chiusura di tutte le attività di estrazione di materiali contenenti amianto.

Le cave di pietre verdi (contenenti amianto) devono essere, conformemente alla legge 257/92 che vieta l'estrazione di amianto, definitivamente chiuse. Infatti, paradossalmente ancora oggi, in base al Decreto Ministeriale del 1996, è consentita la coltivazione di cave di materiali contenenti amianto, in percentuali che possono raggiungere in alcuni casi anche oltre il 4% (rispetto allo 0,1% previsto per le sostanze cancerogene). Il materiale cavato viene utilizzato in edilizia, per sottofondi stradali o nelle linee ferroviarie, esponendo a rischio chi lo utilizza. L'Emilia Romagna ha recentemente dichiarato l'intenzione di approvare un provvedimento che vieti l'apertura di nuove attività. Noi vogliamo che le cave di materiali contenenti amianto e siano definitivamente messe al bando in tutto il Paese.

3) Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica.

Si tratta di un diritto e di una risposta per chi, esposto all'amianto (per esposizione professionale, casalinga o ambientale) per anni non è stato informato dei rischi: finalmente c'è qualcuno che si occupa di lui e fa il massimo perché venga mantenuto in salute e riceva, in caso di malattia, le cure dovute, compresa l'assistenza psicologica. Deve essere svolta in tutte le Regioni con i medesimi obiettivi e le medesime metodologie, con poche e validate visite ed esami mirati, preceduti da un colloquio (counceling) e l'iscrizione in un apposito registro (Registro degli Esposti – anche in rapporto con le associazioni degli esposti). Per alcune patologie è possibile la diagnosi precoce (tumore della laringe, tumore del colon); per le altre patologie, allo stato purtroppo inguaribili (tumore del polmone e mesotelioma della pleura), devono essere fornite tutte le cure più corrette ed avanzate, e sviluppata la ricerca clinica nei più qualificati istituti pubblici nazionali ed internazionali operanti in rete con un efficace coordinamento. Gli istituti e i ricercatori devono essere privi di conflitti di interessi.

4) Risarcimento alle vittime garantito e misure previdenziali.

Il Fondo vittime dell'amianto deve essere destinato agli ex esposti non professionali; non di meno l'accesso alle altre forme di risarcimento previdenziale previste dalla legge per gli ex esposti, deve essere reso più semplice e più celere nelle risposte e deve essere superata l'attuale falsa inclusione dei militari. I riconoscimenti degli ex esposti all'amianto, come quelli per malattia professionale, devono poter essere concessi anche dai servizi di prevenzione nei luoghi di lavoro (SPRESAL) delle A-USL. Occorre inoltre il riconoscimento da parte degli Enti Previdenziali – Inps e Inail – delle malattie professionali e i benefici di legge a tutti gli aventi diritto, senza differenziazioni territoriali e senza dovere ricorrere ai Tribunali, come grandemente avviene.

Queste le soluzioni delle associazioni all'annoso problema che ancora uccide gli italiani. Intanto, arriva dal Chemical Center, spin-off del dipartimento di chimica dell'Università di Bologna, il metodo di "trasformazione di manufatti cemento–amianto con siero di latte esausto". Attraverso una innovativa tecnologia è diventato infatti possibile rendere inerte l'amianto, facendolo interagire con il siero di latte. Grazie a questo procedimento bifasico interamente made in Italy, si ottiene non solo l'eliminazione dell'amianto, ma anche la produzione di materie prime commercializzabili, senza dare alcun tipo di scarto. Insomma, ci si sbarazza dell'amianto e si guadagna anche qualcosa.

Roberta Ragni

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