nucleare lituania

Anche la Lituania dice NO al nucleare. In particolare, i cittadini si sono espressi nel referendum per la costruzione della nuova centrale nucleare, che avrebbe dovuto sostituire quella risalente all’epoca sovietica, chiusa nel 2009.

Secondo le prime stime, gli elettori chiamati a votare anche per il rinnovo del Parlamento, non sarebbero stati favorevoli alla costruzione del nuovo impianto. Il 64% di essi infatti avrebbe votato no al referendum, secondo quanto riferito dalla Commissione elettorale centrale.

Va comunque precisato che tale cifra riguardava il 45% dei distretti, la restante parte doveva essere ancora conteggiata. Un successo che al di là delle cifre definitive sembra essere palese. Sebbene non si trattasse di un referendum vincolante, è manifesto il parere dei cittadini lituani, che proprio non vogliono saperne della nuova centrale nucleare, da costruire con Estonia e Lettonia.

Secondo i sostenitori del Sì, il nuovo impianto avrebbe consentito l'autonomia energetica del paese, che oggi dipende dalle importazioni di gas dalla Russia. Sul fronte del No, invece, oltre alle ovvie ragioni strettamente ambientali e relative alla sicurezza, sono state portate avanti altre motivazioni, tra cui gli alti costi per la nuova centrale, superiori a 5 miliardi di euro.

Tuttavia, il premier lituano, di recente, aveva sottolineato che l'energia nucleare era da considerare la meno costosa: "L'energia nucleare è quella che costa meno di tutte, con 5,2 centesimi a Kwh, quella eolica ne costa 8,7 e quella fornita dalle centrali a gas 10,1 centesimi, per non parlare dei 13 della biomassa", scongiurando la dipendenza energetica di Vilnius dalla Russia.

Ma i lituani non sono d'accordo. E gli ambientalisti gioiscono della piccola vittoria contro l'atomo. Greenpeace, in particolare, si è congratulata con il 62% dei lituani "per il loro NO forte e chiaro al nuovo programma di sviluppo del nucleare" espresso nel referendum di ieri.

"È un segnale importante per l’intera regione perché il futuro sta nelle rinnovabili, ma è anche un segnale di vitalità della democrazia, considerato il clima di fango, propaganda e intimidazione che si è registrato nel paese negli ultimi mesi” ha detto Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia.

Nelle scorse settimane, infatti, il governo lituano aveva negato l’ingresso nel Paese a ospiti invitati a intervenire in Parlamento contro il nucleare. Secondo gli ambientalisti, i critici contro il nucleare sarebbero stati apostrofati addirittura come “traditori” o “agenti della Russia”.

Per questo, sottolinea Greenpeace, in Lituania sarà necessario un cambiamento di rotta, con una strategia orientata alle rinnovabili e all’efficienza energetica "tenendo conto della volontà espressa dai cittadini".

Francesca Mancuso

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