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Sono oltre 40 le aziende leader del made in Italy che hanno aderito al programma del Ministero dell'Ambiente per la certificazione ambientale dei prodotti. L'iniziativa, partita in realtà nel 2009 e volta a valorizzare i prodotti italiani, sta raccogliendo nuovi consensi.

Le imprese hanno dunque aderito agli accordi volontari lanciati dal Ministero dell’Ambiente per promuovere la certificazione ambientale dei prodotti, dei sistemi di gestione dei processi industriali e delle attività produttive. Tra esse vi sono università e grandi firme, da Pirelli a Gucci, da Antinori a Benetton, da Coop Italia alla società Autostrade, dall’Acqua San Benedetto a Gancia, da Illy Caffè a Telecom Italia, dall’Università Ca’ Foscari di Venezia a Tasca d’Almerita, da Unicredit all’Università Tor Vergata di Roma.

Scopo dell'iniziativa voluta dal Ministero dell’Ambiente è l'individuazione e la valorizzazione di progetti e idee da portare avanti con le imprese aderenti per l’analisi dell’impatto ambientale e l’identificazione delle soluzioni tecnologiche volte a promuovere modelli sostenibili di produzione e consumo nelle proprie attività di filiera.

Le cosiddette Best Practices, all'interno delle quali trovano posto gli impegni volontari delle imprese per la riduzione non solo delle emissioni di gas serra, il carbon footprinting ma anche il taglio dei consumi di acqua (water footprinting), che molte imprese hanno adottato come label di identificazione della propria impronta ambientale.

E dal 2009 a oggi, è salito a 70 il numero di imprese italiane coinvolte. ”L’esperienza di questi anni”, ha osservato il Ministro Corrado Clini,suggerisce che i consumatori finali sono sempre più sensibili al valore ambientale delle proprie scelte, e questo dato sta orientando le imprese ad assumere in misura crescente la certificazione ambientale del ciclo di vita dei propri prodotti, come scelta volontaria e strategica per accrescere la competitività in mercati sempre più esigenti ed attenti ai valori ambientali. Il governo italiano, dopo le iniziative già assunte per il sostegno alla green economy, deve prevedere misure specifiche per la promozione della certificazione ambientale sia attraverso il green procurement nel settore pubblico, sia attraverso incentivi fiscali. A questo fine dovrà essere utilizzato lo schema di delega fiscale, che all’art.15 prevede misure per la fiscalità verde”.

Francesca Mancuso

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