Stop all'Ilva. Il gip di Taranto Patrizia Todisco ha detto no al piano formulato dall'Ilva di interventi immediati per il risanamento degli impianti inquinanti, considerato come "inadeguato", ma anche al mantenimento di un minimo di produzione chiesto dall'azienda. Questa la decisione contenuta nel provvedimento depositato poco fa dal giudice in cancelleria.

"Con amarezza dobbiamo rilevare che nel piano, Ilva si impegnava ad effettuare lavori per risanamento che in realtà erano già negli atti di intesa del 2003-2004, evidentemente non rispettati. Non c'è spazio per proposte al ribasso circa gli interventi da svolgere e le somme da stanziare. I beni in gioco: salute, vita e ambiente ma anche il diritto a un lavoro dignitoso e non dannoso per la salute, non ammettono mercanteggiamenti", ha scritto il gip, che con la sua misura sta cambiando le sorti e il futuro di Taranto dopo oltre 50 anni, ricalcando praticamente in toto il parere della procura e respingendo anche le richieste di rimessione in libertà avanzate dai legali di Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell'Ilva, e di Luigi Capogrosso, direttore fino allo scorso mese di giugno dello stabilimento siderurgico tarantino, tutti a tre ai domiciliari dal 26 luglio scorso.

Da qui parte la reazione del ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che oggi, durante il question time, ha detto: "chiederemo subito il rispetto dell'Aia. In base alla legge italiana in applicazione della direttiva europea il ministro dell'Ambiente è l'autorità competente per l'AIA, che rappresenta il documento di autorizzazione all'esercizio degli impianti industriali nel rispetto delle norme per la tutela dell'ambiente e la salute". L'Aia, ha aggiunto, "avrà le prescrizioni puntuali per l'adeguamento degli impianti di Taranto agli standard stabiliti dalla commissione Ue e che dovranno essere rispettati a partire del 2016 ma che noi chiederemo all'Ilva di applicare da subito".

Clini ha commentato anche quanto scritto dal Gip Patrizia Todisco sui 'mercanteggiamenti' nella decisione negativa rispetto al Piano dell'Ilva al gip: "il ministro dell'Ambiente non fa mercato, interviene a difesa della salute della popolazione". Ma i cittadini di Taranto, quelli che hanno lottato con tutte le loro forze contro "il mostro", non ci stanno: "il Ministro "industrializzato" dovrebbe sapere che la magistratura non può essere scavalcata da nulla nemmeno dalla "sua Aia"", si legge nei loro commenti sui social network.

Intanto, però, mentre i nove lavoratori dell'Ilva che sono saliti questa mattina per protesta sulla passerella in cima al camino E312 dell'area agglomerato, a circa 70 metri d'altezza, hanno reso noto che fanno lo sciopero della fame e della sete, la Fim e la Uilm hanno indetto per domani e venerdì scioperi dei dipendenti, prendendo atto, si legge in una nota "del forte clima di tensione sviluppatosi nelle ultime ore tra i dipendenti dell'Iva, che vedono a serio rischio la tutela del proprio posto di lavoro". E la città in cui il lavoro inquina e uccide ancora una volta si ritova spezzata in due, invece di essere unita in un coro unisono per chiedere che l'azienda paghi il danno ambientale e sanitario che ha procurato.

Roberta Ragni

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