Fukushima-007

Addio nucleare, anche il Giappone abbandonerà l'atomo, ma non prima di 30 anni. La decisione del governo nipponico di affrancarsi dalla schiavitù e dai pericoli dell'energia nucleare arriva 18 mesi dopo il terribile disastro provocato dallo tsunami, che inondò i sistemi di raffreddamento dei reattori della centrale di Fukushima Daiichi. Ma adesso il Giappone ha detto basta.

L'ambizioso (e necessario) obiettivo di Tokyo è quello di portare a zero l'uso dell'energia nucleare entro il 2040 in modo permanente chiudendo definitivamente tutti i reattori. "Il governo introdurrà ogni possibile risorsa politica che consenta l'azzeramento della produzione di energia nucleare già nel corso del 2030", è emerso da un documento governativo. La decisione dell'esecutivo nipponico sembra confermare la strada intrapresa all'indomani del disastro di Fukushima ed è ufficializzata dalle nuove linee energetiche nazionali approvate in questi giorni dal governo presieduto dal premier Yoshohiko Noda.

Tre cose emergono dal documento: in primo luogo lo stop alla costruzione di nuove centrali nucleari, la chiusura dei 50 reattori esistenti e il decommissionamento di quelli con più di 40 anni di vita entro il 2030. Il Governo giapponese infatti nel nuovo piano ha previsto lo stop agli impianti nel 2030 e il definitivo addio al nucleare nel 2040.

Oggi, l'energia nucleare copre un terzo del fabbisogno del Giappone. Si tratta dunque di un'impresa non da poco, che rivoluzionerà il paese sotto questo punto di vista. Una svolta necessaria, sostenuta a gran voce nel corso dell'estate da una grossa mobilitazione popolare. Una delle pi Questa estate nel paese si sono succedute numerose grandi manifestazioni di piazza contro il nucleare, come quelle svoltesi lo scorso luglio a Tokyo dove decine di migliaia di persone hanno ribadito il loro no al riavvio di una centrale nucleare nella prefettura di Fukui.

Secondo i piani, dopo la Germania e la Svizzera il Giappone sarà il terzo paese a liberaersi dell'atomo. Cauto ottimismo da parte di Greenpeace, che ha "accolto con prudenza" la nuova nuova politica del governo giapponese. Secondo gli ambientalisti, sarà necessario compiere ogni sforzo per eliminare rapidamente l'energia nucleare a favore di soluzioni rinnovabili, al fine di evitare disastri futuri.

"La strategia del governo prevede un'uscita dal nucleare troppo lenta. Questo dev'essere il punto di partenza per una politica energetica orientata alle rinnovabili più ambiziosa, per una maggiore efficienza energetica e in generale per una sterzata più decisa verso la green economy che assicurerà il benessere del Giappone" commenta Kazue Suzuki, di Greenpeace Giappone.

Secondo il rapporto di Greenpeace "Energy [R]evolution", il Giappone può sostenere la propria ripresa economica e rispettare i suoi impegni di riduzione di gas serra entro il 2020 senza far ripartire nessuna delle centrali atomiche chiuse dopo il disastro di Fukushima.

Francesca Mancuso

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