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È avvenuto tra l'8 e il 12 luglio: un'area grande come la Gran Bretagna si è dissolta sotto l'impeto di un'ondata di caldo inaspettata e inusuale per il circolo polare artico. A dimostrarlo sono le inequivocabili immagini diffuse dall'osservatorio della NASA che, tramite i suoi satelliti, monitora costantemente i cambiamenti di quella parte dell'emisfero, spesso presa ad esempio dello stato di salute dell'intero pianeta.

Le immagini, che testimoniano lo straordinario evento, hanno fatto il giro del mondo in poche ore. E parlano chiaro. In una manciata di giorni, la superficie disciolta si è estesa fino a investire il 97 per cento dell'area interessata.

Negli ultimi tre decenni, in periodi dell'anno simili l'estensione massima dello strato sciolto di ghiaccio arriva a ricoprire il 50 per cento. Gli stessi scienziati faticano a spiegarsi un fenomeno di questa natura.

Thomas L. Mote, scienziato del clima dell'Università della Georgia e studioso della Groenlandia da oltre venti anni, intervistato dal New York Times, ha dichiarato che quello che è avvenuto è un evento senza precedenti. Aggiunge Lora Koenig, glaciologa, che questo genere di record in realtà è iscrivibile in quella casistica di episodi che possono accadere ogni centocinquant'anni: una cosa simile era avvenuta nel 1889.

Tutto sotto controllo, quindi? Non tutti ne sono convinti. Di poche settimane fa è la notizia di un'isola di ghiaccio grande come Manhattan si sia spezzata dalla Groenlandia e sia andata alla deriva. Sembra che l'ondata di caldo che ha investito l'Italia e il resto del pianeta in questa torrida estate non abbia risparmiato gli estremi del pianeta. Tra l'8 e il 14 luglio la temperatura media a quelle latitudini era di 1 grado Celsius superiore alla media necessaria per il disgelo.

L'evento sembra giungere in perfetta sintonia con le previsioni che i climatologi più allarmisti diffondono da anni. Che gli effetti del riscaldamento globale comincino a essere visibili all'occhio umano come in un cinematografico time lapse? Quello che questo fenomeno registra è certamente un' accellerazione nelle trasformazioni della massa glaciale che solitamente sono percepibili solo a distanza di tempo e porta all'attenzione degli scienziati anche l'interrogativo sulle conseguenze di un evento di questa portata.

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A favore dei più scettici arriva il tentativo di rasserenamento da parte della Nasa che cerca di fornire il metro con cui interpretare le immagini apparentemente scioccanti. La scomparsa della superficie bianca non è indice del fatto che tutto il ghiacciaio si sia ridotto in poltiglia ma che solo la parte più in superficie abbia subito delle modifiche di stato. Eppure la preoccupazione risale se si ipotizza una ricorrenza più frequente di questi fenomeni nel corso dei prossimi anni. Ciò significherebbe una maggiore difficoltà dei ghiacci a ricostruirsi, compatti e solidi, e dunque un reale assottigliamento della calotta glaciale.

"Se c'è ghiaccio disciolto sopra uno spesso strato compatto, la refrigerazione è semplice – dice il prof. Alexandre Robinson interrogato dal National Geographic sull'argomento – ma se lo scioglimento si ripete il rischio è l'assottigliamento dello strato profondo e dunque la capacità dell'acqua di trasformarsi in ghiaccio".

C'è un dato inopinabile in questa storia: la Groenlandia sta perdendo massa ma rassicurano i glaciologi, prima che la perdita sia sostanziale passerà ancora molto tempo. Questo non deve però giustificare un rallentamento del ritmo di azione verso uno stile di vita più sostenibile.

Pamela Pelatelli

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