ilva-taranto

Sotto sequestro l'Ilva di Taranto. Sotto assedio la città. Il gip Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro, senza facoltà d'uso, degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto e 8 misure cautelari per dirigenti ed ex dirigenti, indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici della società.

Tra i reati contestati ci sono il disastro ambientale colposo e doloso, l'avvelenamento di sostanze alimentari, l'omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, il danneggiamento aggravato di beni pubblici, il getto e lo sversamento di sostanze pericolose. "La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all'ambiente e alla salute delle persone", ha scritto il gip nell'ordinanza di sequestro, sottolineando che "chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza".

Ancora oggi, posegue la Todisco, gli impianti dell'Ilva producono emissioni nocive che, come hanno consentito di verificare gli accertamenti dell'Arpa, sono oltre i limiti e hanno impatti devastanti sull'ambiente e sulla popolazione. "L'imponente dispersione di sostanze nocive nell'ambiente urbanizzato e non, ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica), ma addirittura un gravissimo danno per le stesse, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte", dice il provvedimento. Questa situazione "impone l'immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo" si legge ancora nell'ordinanza.

Ma è ancora presto per cantare vittoria. Bisognerà attendere i prossimi sviluppi, mentre oggi a Taranto si prospetta una giornata campale, in una città interamente bloccata dalla protesta degli operai, preoccupati per gli effetti occupazionali del provvedimento, che hanno occupato le statali 100, per Bari, e 106 per Reggio Calabria, con un presidio segnalato anche sulla superstrada che da Taranto va verso Grottaglie e Brindisi. Stamattina si è svolta un'assemblea dei lavoratori, in cui i dipendenti hanno confermato lo sciopero a oltranza con presidi in tutta la città. Ora i tarantini sono chiamati a scegliere definitivamente tra la salute dei cittadini, delle future generazioni , dell'ambiente e il lavoro.

Per Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente, "il sequestro è il risultato di anni di politiche, soprattutto industriali, davvero irresponsabili. Esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare a Taranto. Agli annosi e drammatici problemi ambientali e sanitari ora si aggiunge quello occupazionale. Si è finiti in un vicolo cieco da cui si rischia di uscire con soluzioni frettolose che non risolverebbero i problemi che hanno portato a questo sequestro".

Quello che sta accadendo a Taranto, aggiungono Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e di Legambiente Taranto, "richiama alla mente il sequestro dell'impianto petrolchimico di Gela avvenuto 10 anni fa, risolto poi con un intervento normativo che, come un colpo di spugna, cancellò una serie di situazioni irrisolte lasciando che le cose rimanessero come erano prima del Decreto dell'allora ministro Altero Matteoli. Non vorremmo che accadesse la stessa cosa in Puglia".

Per questo, Legambiente auspica, infine, che l'azienda proceda velocemente, senza ulteriori arroganti contestazioni e insopportabili predite di tempo, alla messa in pratica degli interventi per far ripartire le produzioni in modo compatibile con l'ambiente e la salute dei cittadini e dei lavoratori. "Quello al lavoro è un diritto imprescindibile che non va scisso dal diritto alla salute. Entrambi devono muoversi su unico fil rouge basato sulla tutela dell'ambiente", concludono Tarantini e Franco.

Roberta Ragni

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