Fonte foto: marisdavis.blogspot.com

Shell dovrà pagare. La Nigeria ha inflitto alla nota compagnia petrolifera una salatissima sanzione, dell'ammontare di 5 miliardi di dollari, per aver provocato una delle più pesanti e pericolose maree nere che abbiano mai interessato il Golfo del Niger. Shell dovrà dunque pagare economicamente per i danni inflitti all'ambiente, con particolare riferimento all'area interessata dalla presenza del delta del Niger. La cifra stabilita dovrà essere versata alle autorità nigeriane.

Si tratterebbe di un punto decisivo a cui le autorità sarebbero finalmente giunte dall'inizio delle vicende che avevano interessato la Nigeria a partire dallo scorso dicembre. Pare però che la multa sia stata considerata ingiusta da parte del portavoce di Shell in Nigeria, Tony Okonedo, che avrebbe dichiarato come la sanzione non sia da considerare corretta in quanto, in merito all'accaduto, la società anglo-olandese SNEPCO (Shell Nigeria Exploration and Production Company) non sarebbe responsabile di aver commesso alcuna mancanza o infrazione. Il colosso petrolifero sosterrebbe infatti di aver agito immediatamente per arginare la perdita di greggio.

L'incidente era avvenuto il 20 dicembre scorso, durante lo svolgimento di alcune operazioni di routine volte al trasporto di greggio da una piattaforma off-shore verso una petroliera. In tale occasione si sarebbe verificata una perdita di petrolio che Shell dichiarò di aver immediatamente fermato. Nonostante l'intervento, secondo i dati comunicati dalla stessa Shell, si sarebbero riversati in mare ben 40 mila barili di petrolio. Shell aveva inoltre comunicato immediatamente la propria volontà di occuparsi della bonifica della zona. Quanto effettuato da parte della compagnia non deve però essere apparso sufficiente alle autorità nigeriane, che hanno deciso di ordinare la suddetta sanzione.

La Nigeria sarebbe stata colpita, a causa della marea nera, da danni sia ambientali che economici e richiederebbe dunque di essere risarcita in proprosito. Inoltre, la Ong Environmental Rights Action aveva immediatamente sospettato che i dati comunicati da parte di Shell rispetto all'entità delle perdite di petrolio potessero non essere veritieri. A parere del direttore della Ong, N. Bassey, Shell avrebbe alle proprie spalle una storia di omissioni volte a nascondere il proprio imperfetto operato. Le fuoriuscite di greggio avrebbero inquinato ben 950 chilometri di superficie marina. Ci troviamo dunque di fronte all'ennesimo scempio ambientale per il quale giustizia dovrebbe essere finalmente fatta.

Marta Albè

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