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Il Tribunale di Roma ha dato ragione a Greenpeace e bocciato la richiesta da parte di Enel di censurare la campagna "Facciamo luce su Enel" rigettando il ricorso presentato dall'azienda nelle scorse settimane in quanto la comunicazione portata avanti dall'associazione si baserebbe su dati scientifici che dimostrerebbero gli impatti del carbone sul clima.

Enel dovrà così piegare la testa e risarcire le spese processuali.

"I dati riportati [da Greenpeace] sono effettivamente conformi agli esiti della ricerca commissionata da Greenpeace a SOMO relativamente ai danni provocati dalle centrali a carbone e già noti alla comunità scientifica internazionale (prima tra tutte l'Agenzia Europea per l'Ambiente, EEA)"- si legge nelle motivazioni della sentenza. Per lo più l'Azienda non è stata in grado di smentire i dati che non "sono stati contestati dalle società ricorrenti [gruppo Enel] essendone peraltro l'Enel stata portata tempestivamente a conoscenza".

Il giudice ritiene quindi che "il nucleo essenziale della notizia riportata da Greenpeace è dunque conforme a verità...", che "le espressioni utilizzate dalla resistente [Greenpeace] appaiono infatti non solo conformi all'importanza e all'interesse della tematica trattata, ma anche al contesto espressivo delle campagne di denuncia ambientale..." e che "la durezza delle espressioni è giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l'opinione pubblica (oltre che per la comunità scientifica internazionale), dalla funzione tipicamente di denuncia dell'associazione resistente ...". Secondo il giudice "i termini killer, vittima, crimine, sporca verità e quanto altro indicato [...] configurano un linguaggio, nell'intero contesto, adeguato all'importante iniziativa di denuncia ambientale...".

Ed effettivamente come riportato dalla ricerca, Enel sarebbe la maggiore azienda per emissioni di CO2 (78 milioni di tonnellate), pari alla somma delle emissioni attribuite al comparto dell'acciaio e del cemento. La Produzione termoelettrica di Enel causa in Italia una morte prematura al giorno e danni al Paese stimanti in circa 2 miliardi di euro l'anno.

«È questa la vittoria di un principio fondamentale della democrazia: il diritto alla critica. Il linguaggio aspro non è censurabile se si basa su dati e argomenti scientificamente fondati. L'utilizzo energetico del carbone danneggia il clima e uccide le persone, ed Enel è il primo utilizzatore di carbone in Italia» dichiara Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo dell'associazione.

Per questo Greenpeace chiede ad Enel di dimezzare la produzione a carbone entro il 2020 e di azzerarla al 2030 rinunciando ai progetti di nuove centrali a carbone e sostituendo le fonti fossili con le rinnovabili.

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