greenpeace trivelle sicilia

Gli attivisti di Greenpeace sono scesi in campo questa mattina per salvaguardare il canale di Sicilia dalle trivellazioni. Molti non sono a conoscenza di come esso sia uno dei punti più ambiti del Mediterraneo per quanto concerne la ricerca di petrolio e di come ben 29 richieste al riguardo, di cui 11 già autorizzate, lo stiano minacciando. Se tutte le richieste venissero approvate, compagnie come Shell, Eni e Northen Petroleum potrebbero essere in prima linea nella caccia all'oro nero in un'area di oltre 10 mila chilometri quadrati.

Greenpeace vorrebbe evitare che una simile evenienza possa porre a rischio una delle aree del Mediterraneo che maggiormente si distingue per la propria biodiversità, avendo ancora nella memoria quanto accaduto nel Golfo del Messico. Così come oltreoceano, eventuali sversamenti di petrolio potrebbero porre in serio pericolo non soltanto la fauna marina, ma anche tutte quelle attività dell'isola che si basano sul turismo. Le località che si affacciano sullo stretto di Messina assorbono infatti ogni anno oltre il 38% dell'afflusso turistico della Sicilia.

Coloro che questa mattina erano presenti sulla spiaggia di Mondello (Palermo) si sono ritrovati ad assistere a quali potrebbero essere le conseguenze di uno sversamento di petrolio in mare, così come esse sono state simulate da parte del gruppo degli attivisti di Greenpeace, che ha in questo modo dato il via al tour siciliano contro la minaccia delle perforazioni in mare, che è stato battezzato con il nome di "U mari nun si spirtusa".

Gli attivisti, "sporchi di petrolio", hanno aperto sia in mare che sulla spiaggia due striscioni sui quali apparivano le frasi "No trivelle nel Canale di Sicilia" e "Meglio l'oro blu dell'oro nero". Quest'ultimo è anche il titolo del più recente rapporto presentato dall'associazione ambientalista, in cui si mira a sottolineare come sia necessario un progressivo calo della nostra dipendenza da petrolio, utilizzato in particolare dai settori del trasporto e per il riscaldamento. Esso provoca danni per via dell'anidride carbonica sprigionata nel corso della sua combustione, ma anche nella fase di trasporto e di estrazione, nel corso delle quali non possono essere esclusi incidenti.

L'interesse per il Canale di Sicilia nasce dal fatto che i giacimenti di petrolio finora considerati più importanti si starebbero ormai dirigendo verso l'esaurimento. Ecco ora nascere dunque tra le compagnie coinvolte nell'estrazione petrolifera una nuova spinta che le renderebbe avide di impossessarsi di giacimenti finora ritenuti di scarsa importanza, così come si evince dal sopraccitato rapporto stilato da Greenpeace.

"I rischi creati dalle perforazioni off-shore sono inaccettabili per l'ambiente, per l'economia e per il benessere delle comunità che vivono sulla costa", così come Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, ha dichiarato. Greenpeace ha organizzato una spedizione scientifica che si occuperà di documentare tramite strumenti video la biodiversità delle aree di alto mare del canale ed ha inoltre rivolto un appello ai siciliani affinché il maggior numero possibile di Comuni possa opporsi alle trivellazioni. L'appello è diretto al Ministero dell'Ambiente e numerose località siciliane ed autorità politiche vi hanno già aderito. La speranza è dunque quella di poter salvaguardare lo stretto dai cercatori di petrolio e dalle gravi conseguenze che le trivellazioni potrebbero provocare, nella speranza che esse non abbiano mai inizio.

Greenpeace organizzerà incontri ed eventi di sensibilizzazione per illustrare la roadmap di tutela del Canale di Sicilia. Tutti i cittadini possono seguire il tour anche on line sul sito www.notrivelletour.org e aderire alla petizione per chiedere al proprio sindaco di sottoscrivere l’appello rivolto al Ministro dell’Ambiente.

Marta Albè

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