Consumo di suolo: bruciamo col cemento 100 ettari al giorno

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E' stato presentato nella mattinata di oggi, giovedì 5 luglio, a Roma da parte dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il 10° Annuario dei dati ambientali italiani (Edizione 2011). La presentazione ufficiale del rapporto ambientale stilato dall'ISPRA si è svolta a partire dalle ore 9.30 presso la sede della Società Geografica Italiana, alla presenza del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Corrado Clini.

L'annuario rappresenta la più ampia ed organica raccolta di dati ambientali disponibili nel nostro Paese e riguardante il relativo territorio. Esso mira a veicolare una corretta informazione ambientale verso le istituzioni statali, regionali e provinciali, al fine di offrire degli indicatori che permettano di identificare in maniera tempestiva le presenti condizioni del territorio e di valutare di conseguenza le azioni maggiormente adatte per l'organizzazione di interventi risolutivi e per l'orientamento delle politiche di pianificazione territoriale.

Consumo di Suolo

Tra i numerosi aspetti presi in esame da parte dell'ISPRA, desta particolare attenzione il tema del consumo di suolo nel nostro Paese. Da esso emerge infatti come in Italia si stia verificando un crescente ed incessante incremento dell'urbanizzazione e dell'impermealizzazione del territorio, con riferimento a quelle zone del Paese che vengono considerate tra le principali aree urbane. Da cosa è generato il consumo di suolo? Esso nasce dalla crescente spinta all'urbanizzazione da parte dell'edilizia, in merito alla quale. già a partire dall'anno 2000, si è verificata in Italia una ingente spinta propulsiva.

La costruzione di nuove infrastrutture ha seguitato a crescere anno dopo anno, apparentemente nonostante la crisi che il settore edilizio starebbe attraversando. E' sotto gli occhi di tutti come nel corso dell'ultimo decennio gran parte delle maggiori città italiane abbiano accresciuto sempre più i propri confini inglobando territori fino a poco tempo prima considerati periferici, con la creazione di vere e proprie aree di continuità urbana tra i maggiori capoluoghi regionali ed il loro hinterland.

Una simile tendenza, secondo quanto riportato dall'ISPRA, ha portato l'Italia a giungere ad un livello di consumo di suolo pari ad oltre 100 ettari al giorno, dove la superficie impermeabilizzata ha ormai coperto il 6% del territorio nazionale. Veneto, Lombardia e Campania sono le tre regioni italiane in cui si registra maggiormente il fenomeno del soil sealing, cioè dell'impermeabilizzazione dei suoli, che consiste nella trasformazione di terreni precedentemente allo stato naturale o seminaturale in aree destinate alla costruzione ed all'urbanizzazione.

Perché il soil sealing è da considerarsi in maniera negativa? Poiché esso, nella maggior parte dei casi, comporta la diminuzione della superficie fino a quel momento destinata all'agricoltura, arrecando in tale modo non indifferenti modifiche al paesaggio. L'impermealizzazione può inoltre condurre ad una maggiore difficoltà nella gestione delle acque provenienti dalle precipitazioni, con particolare riferimento a fenomeni meteorologici di grande o inaspettata entità. I terreni impermeabilizzati da asfalto e cemento non sono più in grado di assorbire le precipitazioni e risultano dunque ridotte le superfici di terreno libere di poter assorbire le piogge naturalmente.

Tra i responsabili dell'impermealizzazione non è però esente, secondo quanto riportato dall'ISPRA, la stessa agricoltura intensiva, che vi contribuisce tramite il ricorso alla compattazione dei suoli. I fenomeni del soil sealing e del consumo di suolo interessano maggiormente le aree pianeggianti della penisola e due delle maggiori città del Nord e del Sud. Il soil sealing può giungere ad estendersi anche oltre la metà del territorio comunale in città come Milano e Napoli, dove esso supera ormai il 60%. Anche Roma si trova ad essere vittima di una così crescente tendenza. Nella capitale si registra infatti un incremento della superficie impermeabile pari ad oltre 300 ettari all'anno.

Quale soluzione al consumo di suolo ed all'impermeabilizzazione di aree sempre più vaste situate attorno alle nostre città? Ci si augura che con sempre maggiore frequenza il settore dell'edilizia e coloro che si occupano della pianificazione urbana e territoriale delle nostre città possano orientarsi verso lo svolgimento di interventi di recupero di aree dismesse e di fabbricati per i quali sia possibile effettuare opere di ristrutturazione, in modo che l'invasione del cemento nei confronti di terreni ancora naturali e liberi possa essere arginata al più presto.

Marta Albè


Fonte Foto: LeFigaro.fr