Rapporto_AmbientesaluteÈ un'Italia.. malata! Non è il tormentone di qualche anno fa, ma quanto emerge dal 1° Rapporto Osservasalute Ambiente 2008 presentato stamattina alla stampa presso il Politecnico universitario "Agostino Gemelli" di Roma che fotografa lo stato di salute dell'ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana.

Il primo dei meriti da attribuire al dossier è sicuramente quello di aver messo, per la prima volta, in correlazione i diversi aspetti delle condizioni ambientali del Paese con la loro influenza sulla salute dei cittadini per cercare, come spiegano gli autori, di "evidenziare le aree di eccellenza nel monitoraggio e nella gestione delle condizioni ambientali che siano esempio di realtà organizzative e strumento di valutazione comparativa".

I sintomi riscontati ed illustrati nelle 115 pagine redatte dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni istituito all'interno dell'Università Cattolica di Roma sono diversi e variano da Regione a Regione, ma, nel complesso, per niente confortanti perché nessuna di esse ha veramente le carte in regola. Così se nel Nord è l'inquinamento dell'aria il problema principale con cui fare i conti, nel Sud è la carenza di acqua il flagello con cui confrontarsi.



Andando nel dettaglio, la classifica finale premia la Basilicata, che può vantare il dato migliore sull'inquinamento da benzene, il più basso d'Italia e quello meglio monitorato, mentre bocciata senza appello il Lazio che, pur essendo all'avanguardia per gli accorgimenti sul fronte dell'inquinamento acustico, è risultata la "maglia nera" per quanto riguarda l'esposizione al radon, un gas che aumenta il rischio di cancro al polmone con il valore più elevato, pari a 119 Bq/m3 e si è distinta in termini negativi anche nell' inquinamento da campi elettromagnetici (Cem).

Spetta alla Lombardia il voto più alto nella gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in quanto risultata la regione che smaltisce in discarica la più bassa percentuale di rifiuti urbani prodotti (solo il 17% del totale). Di contro però è l'ultima per l'inquinamento atmosferico, con il più alto tasso di biossido di azoto e di particolato fine.

Anche il Friuli Venezia Giulia si è distinta per i rifiuti con un incremento della produzione tra 1999-2006 di solo il 4,2% a fronte dell' incremento medio italiano del 14,6% e una produzione pro capite di 492 Kg/ab/anno nel 2006 contro i 550 kg di media del resto d'Italia. Un virtuosismo riscontrato anche nella raccolta differenziata che decade però anch'essa per l'esposizione al radon con un valore molto vicino a quello del Lazio.

Il fanalino di coda per i rifiuti spetta all'Abruzzo, la Regione che ha aumentato maggiormente la produzione di rifiuti destinati alla discarica e nel 2006 ancora priva di impianti di incenerimento anche se è l'Umbria a registrare l'incremento maggiore in Italia nella produzione di rifiuti solidi urbani.

A differenza di quel che si potrebbe pensare neanche l'Emilia Romagna eccelle su questo fronte con una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani tra le più alte d'Italia anche se è una tra le più virtuose nel monitoraggio della qualità dell'aria con 47 stazioni di rilevamento, ben oltre la media nazionale e quanto previsto come requisito minimo, nella direttiva 96/62.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata promosse a pieni voti il Piemonte e la Sardegna, le Regioni che hanno maggiormente incrementato il riciclaggio anche se spetta al Veneto il primato in questo campo con ben il 48,7% dei rifiuti solidi urbani che vengono raccolti in maniera differenziata, contro un valore medio nazionale del 25,8%.

Tra le regioni del Nord è la Liguria quella che ricicla meno, anche se può vantare un buon sistema di erogazione dell'acqua che evita gli sprechi.

Da questo punto di vista è la Puglia la regione più "assetata" con la peggiore erogazione procapite di acqua potabile: solo 165 litri pro capite/die, a cui si contrappone la Valle d'Aosta risultata la Regione con la maggiore disponibilità, pari a 369 litri/abitante al giorno, contro un valore medio italiano di 254 litri.

Nel monitoraggio dell'aria, il primato va alla Sicilia, la Regione con il maggior numero di centraline di rilevamento a cui fanno da contraltare il Molise, con solo due stazioni di rilevamento e la Calabria che nel 2006 ne contava soltanto tre pur risultando la Regione con la più bassa concentrazione di radon nelle abitazioni (25 Bq/m3), subito seguita dalle Marche (29 Bq/m3) che però sono alle prese con uno tra i più elevati livelli di inquinamento da polveri sottili.

Stesso problema da affrontare per la provincia di Bolzano, soprattutto per l'alta presenza del benzene, che però risulta protetta dall'inquinamento elettromagnetico.

Infine la Toscana ha la migliore gestione del rischio da inquinamento acustico cosa che invece penalizza la Campania limitata da un quadro legislativo in materia incompleto a cui si sommano le poche stazioni di rilevamento della qualità dell'aria - 18 - se commisurate alla sue estensione territoriale.

Insomma, in generale emerge la mancana un'azione comune nel gestire i diversi problemi ambientali causati da varie fonti di inquinamento e l'Italia, ancora una volta si presenta in tutta la sua fragilità e disomogeneità, con pesanti carenze soprattutto nei sistemi di rilevazione dei fenomeni ambientali, che dovrebbero invece essere alla base della salute dei cittadini. Una situazione che potrebbe solo essere aggravata dall'introduzione del federalismo perché l'inquinamento non ha confini.

Simona Falasca


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