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Terremoto in Emilia Romagna. Ancora scosse nella zona della regione, che dallo scorso 20 maggio non ha smesso di tremare. Sono centinaia ormai le scosse di terremoto registrate dai sismografi, tutte di magnitudo 2-3. Altra notte in tenda per i 5mila sfollati. C'è chi teme di rientrare a casa per paura, e ha preferito rimanere ancora fuori.

E mentre si fa la conta dei danni, non solo agli edifici privati e pubblici ma anche al patrimonio artistico e culturale e alle aziende, sembra emergere un'inquietante notizia riguardo agli aiuti da parte dello Stato. Se ne parlerà oggi durante il Consiglio dei Ministri.

All'orizzonte si profila infatti la minaccia di un decreto legge in base al quale il Governo non sarebbe più chiamato a risarcire i danni per calamità naturali. Si tratta del decreto n. 59 non ancora approvato dal titolo "Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile" secondo cui: "Al fine di consentire l'avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati. E questo per poter garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione".

Nonostante il Ministero dei beni culturali si sia da subito attivato come prevedono le procedure per le situazioni di emergenza, per definire un primo piano di fabbisogni, resta ancora da capire cosa accadrà a breve ed in che modo lo Stato aiuterà la popolazione colpita dal sisma. Secondo quanto si legge in una nota del Ministero "d'intesa con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, il prefetto Franco Gabrielli, non appena concluse le operazioni di incombente emergenza e attenuatasi la fase più acuta del soccorso alle popolazioni che maggiormente hanno subito gli effetti devastanti del sisma, si terrà nelle zone colpite dal terremoto, alla presenza del Ministro, un incontro per una più precisa valutazione dei danni, oltre che per la condivisione delle iniziative indispensabili a garantire la salvaguardia e il restauro dei beni culturali e artistici colpiti dal sisma". Un incontro in Emilia per decidere il da farsi.

Il decreto dovrebbe inoltre prevderee un aumento della tassa per le calamità naturali legata alla benzina. Non è ancora certo ciò che accadrà ma appare poco verosimile che possa essere applicato già adesso in Emilia Romagna.

Se deve esserci una tassa per far fronte ai danni provocati dalle calamità naturali allora che sia nazionale. C’è una responsabilità dello Stato nel non aver predisposto interventi per migliorare la qualità antisismica delle costruzioni e le conseguenze non possono ora gravare solo sulle spalle delle Regioni colpite dal terremoto. Basti pensare che i beni culturali sono un patrimonio nazionale e che la situazione di pericolo in cui si trovano i tantissimi beni culturali oggi in Emilia è emblematica e può essere affrontata solo in uno sforzo nazionale. È compito dello Stato, infatti recuperare e tutelare il patrimonio artistico e architettonico del Paese e questo va fatto con il contributo di tutti”. Queste le parole del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Pur esprimendo la propria solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma, il Presidente di Legambiente ha sottolienato la necessità che lo Stato "risolva una volta per tutte la questione dei danni procurati dalle calamità naturali che per il patrimonio artistico e architettonico ha bisogno di una soluzione statale".

Ieri, anche Coldiretti ha fatto una stima dei danni legati al terremoto. Si parla di 200 milioni di euro tra crolli e lesioni degli edifici rurali (case, stalle, fienili e serre) danni ai macchinari, animali imprigionati sotto le macerie e oltre 400 mila forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, cadute a terra per il crollo delle “scalere”, le grandi scaffalature di stagionatura che sono collassate sotto le scosse.

Nulla se messe a confronto con le vite umane portate via dal terremoto, ma una difficoltà in più per chi è rimasto e dovrà ricominciare.

Francesca Mancuso

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