rifiuti tsunami

Un'incredibile massa di rifiuti proveniente dalle coste giapponesi a seguito dello tsunami si starebbe muovendo lungo il Pacifico, andando a contribuire all'allargamento della già purtroppo nota isola di plastica oceanica, e potrebbe raggiungere le coste degli Stati Uniti nel corso dei prossimi mesi. L'isola di plastica situata non lontano dall'arcipelago delle Hawaii raggiungerebbe attualmente una grandezza doppia rispetto all'estensione dello stato del Texas ed ora un nuovo enorme accumulo di rifiuti potrebbe contribuire ad allargarla.

I rifiuti del dopo tsunami si troverebbero ora nelle vicinanze dell'Atollo di Midway, nel Pacifico, a ben 2500 miglia di distanza da Tokio. Secondo le stime effettuate da parte del Governo giapponese, 25 milioni di tonnellate di rifiuti sarebbero stati spazzati via da abitazioni, edifici, imbarcazioni ed automobili a seguito dell'onda anomala successiva al terremoto del marzo 2011. Due terzi di esse si sarebbero poi trovate a stazionare lungo le coste giapponesi, mentre la parte rimanente sarebbe stata destinata ad allontanarsi ed a dirigersi lungo l'Oceano in direzione degli Stati Uniti e delle Filippine, seguendo le correnti oceaniche.

La quantità di rifiuti che hanno raggiunto il Pacifico a seguito dello tsunami è considerata pari a quella dei materiali di scarto che trovano la propria destinazione nelle acque oceaniche nel corso di un intero anno. Secondo le stime effettuate dagli esperti, i rifiuti provenienti dal Giappone non tenderanno ad accumularsi in un unico punto e a stazionarvi per sempre, ma percorreranno direzioni diverse nel corso dei prossimi due anni.

L'aumento dei rifiuti presenti nelle acque oceaniche non giova purtroppo alla sopravvivenza delle specie animali uniche che lo popolano, ponendo a serio rischio la biodiversità e l'equilibrio degli ecosistemi. Pesci e volatili acquatici proseguono ad essere soffocati dalla plastica e feriti dai frammenti dei rifiuti, mentre la sopravvivenza del plancton potrebbe essere minata dall'inquinamenti causato da essi. Parte della chiazza di rifiuti proveniente dal Giappone potrebbe raggiungere le coste statunitensi nel prossimo autunno e proprio la vicinanza alla terraferma potrebbe permettere il recupero almeno parziale di ciò che sarà rimasto di essa.

Marta Albè

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