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Taranto, dopo la chiazza di carburante sversatosi in mare ieri dalla motonave panamense East Castle diretta all'Ilva, si teme ancora per la salute delle acque pugliesi. Nonostante il tempestivo intervento della Capitaneria di porto di Taranto e della società Ecotaras, che hanno circoscritto attraverso delle barriere galleggianti gli 800 metri quadri di veleni finiti nelle acque del porto tarantino, è allarme in città.

Oggi, l'assessore regionale all'ambiente Lorenzo Nicastro si è recato sul posto per verificare lo stato della situazione: "Il carburante in mare è stato completamente circoscritto all'interno dei sistemi di contenimento e si sta rapidamente procedendo al recupero. Peraltro, abbiamo appreso dallo stesso comandante che non vi sono falle e, quindi, nessun rischio di ulteriori perdite. Il tutto parrebbe aver l'origine in un errore tecnico di gestione sul quale sono in fase di svolgimento ulteriori indagini". Secondo l'Arpa Puglia e le autorità locali, è stato escluso che l'incidente possa aver provocato gravi conseguenze all'ambiente.

Secondo quanto si apprende dalle fonti ufficiali, il recupero procede sia attraverso le panne assorbenti posizionate in corrispondenza del terzo sporgente dell'Ilva, nel porto, dove la nave è attraccata e sottoposta a fermo da quanto è accaduto l'incidente, sia attraverso l'utilizzo di mezzi meccanici che stanno tentando di separare la parte oleosa della nafta dall'acqua marina.

"Stiamo gestendo in questo momento una situazione di post emergenza" ha dichiarato Francesco Argento, amministratore dell'Ecotaras. Un errore tecnico, dicono gli esperti. Sta di fatto che le acque della Puglia stanno subendo un nuovo disastro ambientale.

"Stiamo scherzando col fuoco: favorire le attività estrattive e diminuire le risorse destinate a prevenire l’impatto dei disastri petroliferi è un errore strategico che non ci possiamo permettere" ha commentato Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace, intervenuta sull'incidente tarantino.

L’associazione, in una nota, si è dichiarata preoccupata per gli scenari “petroliferi” che si preparano in Italia, e nel Golfo di Taranto in particolare. Da tempo, infatti, Greenpeace chiede che non si effettuino attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare, oltre a regole severe per i trasporti e misure di efficienza dei motori che rendano inutile l’estrazione delle ultime riserve petrolifere.

"La fuoriuscita di carburante a Taranto è un avvertimento" dicono gli ambientalisti. Quanti ne occorrono prima di dire basta?

Francesca Mancuso

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