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Alghe allo iodio radioattivo anche in California. E indovinate da dove arrivano le particelle contaminate? Già, proprio da Fukushima. Un anno dopo il disastro non si riesce ancora a stimare né a sapere fino a dove si sono spinti i veleni che si sono liberati dalla centrale di Daiichi.

Lungo le spiagge della costa californiana uno studio pubblicato di recente avrebbe segnalato la presenza di particelle allo iodio radioattivo nelle alghe giganti (Macrocystis pyrifera) di alcuni campioni prelevati da Laguna Beach a nord, fino a Santa Cruz. I livelli più alti sono stati trovati a Corona del Mar. Secondo i ricercatori la loro maggiore presenza in quest'area deriva dal fatto che qui le alghe sono esposte anche al "deflusso urbano" che può aver contribuito ad aumentare la quantità di pioggia.

Tali alghe sarebbero dunque ricche di "quello" iodio. Gli esperti ne sono certi, vista anche la capacità di tali organismi di rilevare ed assorbire le particelle radioattive presenti nell'ambiente, proprio perchè catturano lo iodio che si accumula su di esse. E allora, vi chiederete? Le alghe vengono mangiate da altri organismi animali, tra cui i ricci di mare, i crostacei ed alcuni pesci. Di cui a sua volta si nutre l'uomo.

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E la cosa ancor più grave è che in California i livelli di particelle ritrovati sulle alghe giganti erano significativamente più elevati rispetto alle misurazioni precedenti l'incidente nucleare di Fukushima e paragonabili a quelle che si trovano in British Columbia, in Canada, e nel nord dello stato di Washington in seguito al disastro di Chernobyl del 1986.

Secondo gli studiosi, le particelle radioattive rilasciate nell'atmosfera, in particolare l'isotopo radioattivo iodio 131, hanno fatto strada attraverso il Pacifico, quindi probabilmente si sono depositate in mare durante un periodo significativo di pioggia poco dopo il disastro in Giappone.

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Gli autori dello studio hanno inoltre spiegato che mentre l'effetto dei materiali radioattivi nelle alghe non è ben noto, lo è invece per alcune specie di pesci il cui sistema endocrino può essere gravemente danneggiato. Steven Manley, autore principale dello studio, ha spiegato. "Non è una buona cosa, ma se in realtà ha un effetto misurabile negativo va oltre la mia esperienza."

Una piccola buona notizia. I ricercatori hanno anche analizzato le alghe di Sitka, in Alaska, ma almeno qui non sono state trovate sostanze radioattive.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Environmental science and technology.

Francesca Mancuso

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