nave siracusa

Siracusa, si rischia un nuovo disastro ambientale a causa della nave cargo che si è arenata a Punta Santa Panagia, lo scorso sabato, a causa del maltempo. A bordo dell'imbarcazione, lunga 150 metri, vi sarebbero infatti 300 tonnellate di carburante che se disperse in mare, causerebbero pesantissimi danni all'ecosistema marino dell'area siciliana.

La Gelso M, questo il nome della nave, è rimasta incagliata negli scogli mentre si avvicinava al porto di Augusta, sballottata da raffiche di vento a 40 nodi. A causa di alcuni problemi al motore, l'impatto non è stato evitato con conseguenti danni allo scafo, che ancora adesso si trovadagiato su un fianco. La nave è adibita al trasporto di prodotti chimici. Difficoltoso anche il salvataggio dei marinari a bordo. Il maltempo infatti non ha permesso alle motovedette della Capitaneria di porto di avvicinarsi. Per questo gli uomini sono stati salvati grazie agli elicotteri della Guardia costiera.

L'associazione mentale alla Costa Concordia è quasi scontata, anche se differenti sono le condizioni che hanno causato gli incidenti. Ma non cambia il finale, visto che ancora una volta si teme per l'ambiente ed i suoi minacciati abitanti.

Secondo Legambiente, quanto è successo a Siracusa lo scorso weekend "dimostra come sono sempre più frequenti gli incidenti delle navi per le decisioni, spesso troppo leggere, prese da comandanti ed armatori, di navigare anche in condizioni meteo-marine avverse".

Sebastiano Venneri, responsabile nazionale mare Legambiente, accusa l'eccessiva leggerezza dei comandanti, e la scarsa sensibilità e accortezza vista la decisione di mettersi in in viaggio nonostante le pessime condizioni meteo e la possibilità dell'arrivo di un ciclone proprio nella zona meridionale della Sicilia. "Legambiente – continua Venneri – lancia l'allarme rischio ambientale nella zona di Siracusa dove si è incagliata la nave cisterna a causa della presenza di circa 300 tonnellate di carburante, 190 delle quali sono costituite da olio pesante, e che se si sversassero in mare causerebbero un ingente danno ambientale. Bisogna perciò intervenire in tempi rapidi per evitare danni all'ecosistema marino e all'ambiente circostante".

Troppi i disastri connessi alle navi, soprattutto negli ultimi tempi. Stiamo ancora pagando i danni in termini ambientali, e non solo, per il naufragio della Costa Concordia. Per questo Legambiente ribadisce: "Basta dunque ai capitani imprudenti, perché navigare in queste situazioni meteo significa mettere in pericolo l'ecosistema marino e la sicurezza di chi va in mare. Servirebbero, quindi, provvedimenti e norme più severe che frenino l'eccessiva leggerezza di comandanti ed armatori a far salpare le navi anche quando c'è un allarme meteo alto rischiando, tra l'altro, che i carichi pericolosi trasportati dalle imbarcazioni, si rovescino in mare minacciando l'ambiente, come è successo lo scorso dicembre alla cargo Venezia della Grimaldi che a causa del maltempo ha perso in mare, a largo di Livorno, i fusti tossici che aveva a bordo" conclude Venneri.

Una nuova corsa contro il tempo, per evitare che un nuovo disastro ambientale possa consumarsi e possa danneggiare uno dei paradisi ancora incontaminati del nostro paese.

Francesca Mancuso

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