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131 i caccia bombardieri f-35 che l’Italia sta per acquistare al prezzo di 15 miliardi di euro, mentre altri 45 ne verranno spesi per la loro manutenzione. Sono questi i numeri del programma italiano di acquisizione dei caccia F-35 per l’Aeronautica Militare, che ci è costato, fino ad ora, ben 2,7 miliardi di euro. Ma sono in tanti ad opporsi a tutto ciò. Come la Rete italiana per disarmo, Tavola della Pace e Sbilanciamoci per chiedere al Governo che hanno indetto per domani, sabato 25, una Giornata nazionale di mobilitazione contro gli F-35 di rinunciare all’acquisto.

Nell'ambito della campagna "Taglia le ali alle armi", lanciata dalle tre organizzazioni, in 100 piazze d’Italia (tra cui Torino, Bari, Perugia, Napoli, Milano, Roma, Novara, Trieste, Cagliari, Trento) si raccoglieranno le firme dei cittadini contro l'acquisto degli F-35, che verranno successivamente consegnate al Parlamento dove si sta discutendo la riforma delle Forze Amate. La battaglia proseguirà poi nei consigli comunali, provinciali e regionali, dove i rappresentanti degli enti locali sono invitati a discutere un'apposita mozione contro l'acquisto degli F-35”. Domani sarà l’ultimo giorno per firmare e aderire alla campagna, insieme alle 33121 persone e alle 584 associazioni che lo hanno già fatto.

Intanto il governo sembra non avere intenzione di fare alcun passo indietro. Anzi, l’unica cosa certa è che, per tranquillizzare l’opinione pubblica, diminuirà leggermente le spese militari e il numero dei caccia F35. Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha infatti dichiarato che porterà “all’acquisto di 90 velivoli, con una riduzione di circa 40 rispetto alla commessa originaria di 131 cacciabombardieri”. Ma il 23 Febbraio a Novara, presso l’ex sede del Quartiere Porta Mortara, i “NO F-35” hanno risposto dall’assemblea popolare che “la decisione irresponsabile di confermare l'acquisto di 90 cacciabombardieri, in un periodo di austerità e sacrifici enormi per il Paese, ancora non è stata depennata”.

Si parla in ogni caso di cifre esorbitanti, nell’ordine di circa 10 miliardi di euro: un solo aereo costa 120 milioni di euro, secondo la stima attuale di prezzo destinata però a crescere come annunciato da Pentagono e Lockeed Martin a seguito delle varie disdette e slittamenti di ordini arrivati. Per 90 velivoli, in tutto l’Italia finirà per spendere più di 10 miliardi di euro, ai quali se ne dovranno aggiungere altri 20-30 per la gestione e manutenzione dei velivoli. E in tempi di crisi, come quello che sta attraversando l'Italia, sembra ancor più evidente che questo ingente investimento non possa essere una scelta giusta.

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Si tratta, infatti, di soldi pubblici che potrebbero essere usati in maniera diversa, per cose molto più necessarie per il nostro Paese. Con 15 miliardi di euro si potrebbero costruire 45mila asili nido pubblici o mettere in sicurezza le oltre 13mila scuole italiane che non rispettano le norme antisismiche e quelle antincendio. Oppure 10 milioni di pannelli solari che ci servirebbero a produrre energia pulita. Cancellando l’acquisto dei 90 F-35 rimasti si potrebbero costruire 300 mila chilometri di piste ciclabili, acquistare 45 mila autobus ecologici o 4.200 treni per i pendolari, effettuare l'adeguamento strutturale di 29.000 scuole in zona a rischio sismico, costruire 142 km di metropolitana leggera (su modello di Torino)” dichiara Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio. E sono solo alcuni esempi.

Anche per questo, alla vigilia del 25 febbraio, i promotori della Giornata di mobilitazione, hanno pubblicato un Dossier (qui il pdf), dal titolo significativo “Tutto quello che dovreste sapere sul cacciabombardiere F-35 e la Difesa non vi dice”, che illustra in modo accurato tutti gli aspetti, i problemi e i costi di un progetto militare faraonico destinato a pesare per molti anni sulle spalle di tutti i contribuenti. Inoltre, contestualmente alla mobilitazione le tre realtà che promotrici, a nome della Campagna, stanno inviando una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti nel quale chiedono un incontro per presentare il dossier e le firme già raccolte e che si raccoglieranno nei prossimi giorni.

Il primo obiettivo di questa nuova fase di mobilitazione che è attiva del 2009 e già ha raccolto oltre 45.000 adesioni – spiega Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – è spingere il Parlamento a discutere in modo aperto e trasparente sugli F-35 valutando con onestà le opportunità, se ce ne sono, e gli aspetti negativi. Vogliamo invitare la cittadinanza maremmana a partecipare alla manifestazione di domani o a firmare per far si che questi soldi siano spesi per esigenze più importanti“.

Dovremmo ricordarci più spesso che nella nostra Costituzione, scritta più di sessanta anni fa, c’è scritto, all’articolo 11, che “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Roberta Ragni

I dettagli delle iniziative si possono trovare nel sito della campagna

 

 

 

 


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