No_TAV

Tav, domani 25 febbraio una nuova manifestazione contro la linea ad alta velocità Torino-Lione. Una marcia tra Bussoleno e Susa indetta dalle amministrazioni pubbliche e dai comitati della valle per sostenere pacificamente il No alla Tav. E gli ambientalisti sono più che mai decisi nell'impedire che il progetto possa proseguire. Non serve, non servirà a risollevare l'economia nazionale, ma anzi, gli investimenti previsti per la Tav potrebbero essere utilizzati meglio "verso altri interventi più urgenti ed efficaci per la ripresa economica e la tutela ambientale del Paese".

Questo il punto di vista del WWF, pronto a difenderlo con le unghie e con i denti. La rinuncia alla nuova linea ad Alta Velocità, secondo l'associazione non danneggerà l'economia visto che su tale direttrice viaggia una quantità "irrisoria di merci e passeggeri tra Italia e Francia". Occorre dunque re-indirizzare gli investimenti previsti verso altre criticità del Paese. E gli ambientalisti indicano anche quali:

  • sul Nodo di Torino, vero collo di bottiglia del Nord Ovest, sulla direttrice verso la Francia, e per rendere finalmente operativo il Servizio ferroviario metropolitano;

  • l’adeguamento delle linee di adduzione Nord-Sud che collegano il Gottardo e il Sempione/Loetschberg. sulle direttrici Domodossola/Novara e Milano, e verso il valico di Tarvisio, sulla direttrice di Cervignano/Udine, accompagnate dal completamento della Parma-La Spezia, al servizio del Nord-Ovest e del Nord Est;

  • sulla direttrice trasversale Est-Ovest Mediopadana (Torino-Asti-Pavia-Cremona-Monselice-Padova), da prolungare sino a Chioggia, come linea da dedicare alle merci, in modo da sgravare le linee che collegano le principali aree metropolitane del Nord.

    Secondo il WWF, inoltre l’Italia non sarebbe un Paese isolato come da più parti è stato sottolineato, visto che il sistema delle sette direttrici ferroviarie transalpine esistenti (Ventimiglia, Fréjus, Sempione-Loetscberg, Gottardo, Brennero, Tarvisio, Villa Opicina) ha una capacità di 140-159 milioni di tonnellate/anno, destinati a salire fino a 210-230 milioni dopo l’entrata in esercizio dei nuovi tunnel di base del Gottardo e del Brennero.

    Anche Legambiente è dello stesso avviso. Dopo il sì alla partecipazione alla manifestazione che avrà luogo domani, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente ha dichiarato: "Ribadiamo il nostro no ad un'opera initile e dannosa per il territorio e chiediamo invece a gran voce il potenziamento della linea esistente a partire dal Nodo di Torino, con particolare attenzione ai pendolari e al trasporto merci su ferro".

    Continua il Presidente di Legambiente: “Ci appelliamo al premier Monti affinché riconsideri la scelta di realizzare un’infrastruttura inutile e dannosa e si impegni invece per investire nel necessario e urgente ammodernamento della rete ferroviaria per il trasporto pendolare e per una politica trasportistica che prenda seriamente in esame i flussi di traffico transalpini, che sempre più si muovono lungo l'asse sud-nord, in relazione ai valichi già esistenti o in fase di realizzazione”.

È evidente che non esiste una seria politica dei trasporti volta a incentivare il trasporto su ferro e disincentivare quello su gomma; se così non fosse non si spiegherebbe il previsto raddoppio del tunnel del Frejus – ha aggiunti Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta - Chiediamo quindi uno stop ai cantieri in Valle Susa e uno stop alla militarizzazione del territorio. Si torni a ragionare sulle reali necessità per il Paese, risparmiando le montagne di soldi che si butterebbero via per la costruzione della linea ad alta velocità Torino Lione. Quei soldi potrebbero essere investiti più utilmente per l'ammodernamento delle linee storiche e per il trasporto pendolare, settore che vive momenti sempre più tragici e che deve fare i conti con drastici tagli delle risorse”.

Anche l'Agenzia francese per l'ambiente sta mettendo in discussione l'utilità della nuova infrastruttura. In Francia è in corso una consultazione pubblica che si concluderà all'inizio di marzo. Come si legge su Cipra.org, le organizzazioni ambientaliste FRAPNA e FNE, dapprima non contrarie alla Tav, avevano già chiesto una proroga dopo la pubblicazione del rapporto dell'Autorité environnementale du Conseil général de l'environnement et du développement durable (AE), che aveva messo in luce le carenze del progetto.

L'appuntamento è domani, quando ancora una volta molte voci si leveranno contro quello che sembra essere uno spreco di denaro a danno dell'ambiente.

Francesca Mancuso

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