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Le radiazioni provenienti dai fondali marini vicini alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dove l’11 marzo dello scorso anno si verificò uno dei più grandi disastri nucleari della storia, fanno paura. Specie dopo le ultime rilevazioni che hanno evidenziato picchi altissimi di radioattività provenienti dalle sabbie dove è stata riversata l'acqua contaminata.

E il pericolo è talmente elevato che la TEPCO, Società di fornitura elettrica di Tokyo, ha deciso di ricoprire i fondali su cui si affaccia la centrale con tonnellate di cemento, che serviranno (almeno questo è l’intento dei responsabili che hanno dato il via libera all’intervento) a tenere sotto controllo i residui radioattivi sedimentati nelle acque antistanti l’impianto.

Le operazioni di cementificazione, che al termine copriranno complessivamente 70.000 metri quadri di fondali per 60 centimetri di spessore, sono iniziate ieri e non si concluderanno prima di tre o quattro mesi. Il cemento sarà trasportato attraverso un enorme tubo collegato ad una chiatta da cui il materiale verrà portato verso il fondale marino per creare uno “strato protettivo” che tenderà ad isolare la zona.

Ma a cosa servirà?
Probabilmente a poco o nulla, perché le correnti marine della zona comporteranno uno spostamento delle particelle radioattive, che verranno trascinate via dall’acqua e portate altrove, dove inquineranno altre aree marine.

Un dramma nel dramma, perché fin dal giorno di quel terribile incidente, il pericolo dato dai materiali radioattivi è stato spesso sminuito anche dalle autorità locali, che hanno impiegato diverso tempo prima di dare l‘ordine di evacuazione.
Oggi resta il problema delle zone contaminate e di tutte quelle che rischiano di esserlo nei prossimi mesi, soprattutto perché la messa in sicurezza delle aree a rischio è stata assolutamente sottovalutata.

E alcuni lo sanno bene, tanto che perfino il governo – ben conscio dei rischi e delle possibili conseguenze di questa operazione – ha invitato i pescatori della zona ad essere prudenti, anche nelle aree lontane dalla centrali, perché molti pesci che vivono a largo della costa tendono a scendere in profondità, con il rischio che possano venire in contatto con sostanze radioattive.

Verdiana Amorosi

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