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Vecchi reattori nucleari animati che, mentre bevono una tazza di tè (so british!), iniziano a venir giù uno dopo l’altro. Sono ormai anziani, sorretti da bastoni ecostretti a usare gli occhiali. Anziani che devono cedere il passo ad altro. Perché è tempo di andare avanti. Ecco sorgere, allora, al loro posto, delle sostenibili pale eoliche. È questo il divertente viral video lanciato da Ecotricity, società di energia eolica inglese, che invita a dire no alle scorie, alle radiazioni e alle energie fossili, ma sì alle fonti rinnovabili e pulite come l’eolico.

Questo semplice quanto significativo video fa parte di una più ampia campagna di boicottaggio dell’utility, che porta il suggestivo nome di Dump the Big six. E chi sarebbero questi big six che dovremmo buttare giù? Ovviamente le multinazionali dell’energia da fossili o da nuclear: nPower, SSE, E.on, British Gas, EDF e Scottish Power.

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Perché? Ci sono almeno tre grandi buone ragioni, spiega Ecotricity: prezzi contrari all'etica, con oltre 400 tariffe diverse tra loro, terribili trattamento dei clienti, bassissimi investimenti provenienti dalle fatture dei clienti per le energie pulite. Ecco il motivo per cui, con queste anziane torri di raffreddamento delle “Big six” che si sgretolano, la campagna vuole evocare l'idea della necessità di abbandonare un sistema energetico obsoleto che sta facendo, oramai è chiaro, più male che bene. E non solo a livello economico e di eticità dei servizi offerti.

Eppure, a valle di Fukushima, del referendum italiano, del ripensamento di alcuni paesi sull’energia nucleare, vedi Germania o Svizzera, e della crescita del movimento anti-nucleare in tutto il mondo (almeno dove è consentito manifestare liberamente), il nucleare non è stato bloccato. Anzi, sembra a andare incontro a un periodo piuttosto florido. In questo momento, infatti, ci sono sulla nostra Terra ben 433 reattori nucleari operanti e 62 in prossima costruzione. Di questi ultimi, la maggior parte si trovano in Cina (26), Russia (10), India (6) e Corea del Sud (5). Secondo il rapporto "Fuel cycle stewardship in a nuclear renaissance", della Royal Society britannica, ci potrebbero essere più di 10 nuove nazioni nucleari entro il 2030.

Insomma, c’è ancora molto da fare e non possiamo essere affatto essere soddisfatti dei risultati fino ad ora raggiunti. Nemmeno in Italia, dove, nonostante il no all’atomo espresso dal referendum di giugno, la questione delle scorie continua a essere trattata con una certa sufficienza. I governi, le multinazionali, le popolazioni dovrebbero rivalutare seriamente le loro responsabilità in tutto ciò. Perché l’alternativa esiste e sono le fonti rinnovabili.

Roberta Ragni

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