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Costa Concordia. Continuano le operazioni di recupero del carburante. Dopo lo stop dovuto alle avverse condizioni meteo, da domenica sono riprese le manovre che porteranno allo svuotamento dei serbatoi della nave, adagiata a due passi dalle coste dell'Isola del Giglio. Ma i carburanti non sono gli unici a minacciare il paradiso dell'arcipelago toscano. Numerose altre sostanze rischiano di danneggiare irreparabilmente il delicato ecosistema marino.

Ftalati, alchilfenoli (tensioattivi non ionici), composti a base di bromo e paraffine clorurate potrebbero, nel corso degli anni, essere gradualmente rilasciate in mare e contaminare l'ambiente circostante. A denunciarlo è stata l'associazione ambientalista Greenpeace che ha realizzato un inventario - Toxic Costa - delle pericolose sostanze che potrebbero liberarsi in mare dalla Costa Concordia.

I rischi per l'ambiente connessi alla tragedia sono molti. E mentre dalla Global Conference on Land-Ocean Connections (Gloc), svoltasi a Manila, nelle Filippine, a fine gennaio, è emersa la necessità di accrescere l’impegno internazionale per la salvaguardia degli oceani, i nostri mari e i loro abitanti rischiano di finire nel baratro, nell'abisso senza ritorno dell'inquinamento.

Greenpeace è andata oltre rispetto alle elenco fornito un paio di settimane fa dalla Protezione civile, sulle sostanze presenti a bordo della Concordia, che quantificò così materiali e sostanze:

1.351 metri cubi di acque grigie e nere, 3.504 metri cubi di acqua di mare nelle casse zavorra, circa 41 metri cubi di oli lubrificanti, 10 bombole per un totale di 400 litri di ossigeno, 7 bombole per un totale di 280 litri di acetilene, 128 bombole per un totale di 5.120 litri azoto, 104 bombole per un totale di 3.929 litri di anidride carbonica, 600 chili di grassi per apparati meccanici, 354 chili di smalti densi, 855 litri di smalto liquido, 293 litri di pittura, 50 litri di insetticida liquido e 1,8 chili di insetticida gel, 123 litri induritore, 45 chili di mastice, 10 chili di impregnante, 1 tonnellata di ipoclorito di sodio, una stima di 2.040 metri cubi di fuel, una stima di 203 metri cubi di gasolio.

Ma secondo Greenpeace, alcune delle informazioni fornite sono superficiali. Ad esempio, l’uso di termini generici come "pitture e smalti" o "insetticida", stando a quanto spiegano gli ambientalisti, non permette di effettuare stime apprezzabili dei rischi per l’ambiente.

Si legge in una nota: "Molti composti organoclorurati sono persistenti e bioaccumulanti ovvero, una volta dispersi nell’ambiente, sono in grado di accumularsi in pesci e molluschi contaminando la catena alimentare fino all’uomo. Nel lungo periodo, l’esposizione a queste sostanze può comportare serie ripercussioni sulla salute, talora in maniera irreversibile (come nel caso di quei composti che sono accertati cancerogeni per l’uomo)".

Gli ambientalisti hanno classificato le sostanze presenti a bordo della nave, che potrebbero essere molto pericolose qualora si disperdessero in mare: ftalati, muschi artificiali, Bisfenolo A, Alchilfenoli, Paraffine clorurate a catena corta, Ritardanti di fiamma bromurati, Triclosan.

Un esempio per tutti è costituito dall'ipoclorito di sodio, la comune candeggina. La Concordia ne trasportava, secondo l’armatore, una tonnellata. Ebbene, tale sostanza, reagendo con gli acidi organici presenti in mare, può produrre sostanze pericolose come i trialometani, tossici per fegato e reni e in alcuni casi cancerogeni per l’uomo. Queste sono presenti in alcuni arredi non elencati dalla Costa: tappeti, tendaggi, tavoli, giochi, elettrodomestici, prodotti cosmetici e profumi, tutti ricchi dei suddetti composti chimici.

Nonostante siano stati i carburanti ad avere attirato maggiormente l’attenzione, non bisogna sottovalutare i seicento chili di grassi per apparati meccanici che, se dispersi in mare, "andrebbero a ricoprire il fondale marino con ripercussioni sulla vita animale e vegetale del bentos".

Gran parte di questi “additivi chimici”, secondo Greenpeace, non è molto solubile in acqua. Inoltre, qualora la nave dovesse spezzarsi o rimanere lungo in quella posizione, ftalati, alchilfenoli (tensioattivi non ionici), composti a base di bromo, paraffine clorurate potrebbero essere gradualmente rilasciate in mare e contaminare l’ambiente circostante. Il fenomeno, noto come lisciviazione, è un processo davvero imprevedibile, legato alle tipologie dei prodotti nonché alle quantità di additivi in essi presenti. Vi diamo qualche dato.

Ftalati. Sono usati in cavi, vernici e inchiostri, e sono tossici per il sistema riproduttivo dei mammiferi.

Alchilfenoli. Si trovano in shampoo, cosmetici e altri prodotti per l’igiene personale. Sono persistenti, bioaccumulabili e tossiche per gli organismi acquatici, e hanno la caratteristica di "imitare" gli ormoni estrogeni naturali.

Ritardanti di fiamma bromurati. Sono utilizzati per rendere ignifughi cavi elettrici, mobili ed elettrodomestici e interferiscono con lo sviluppo del sistema nervoso, sull’attività dell’ormone tiroideo e possono provocare effetti su crescita e sviluppo.

Bisfeonolo A. È un altro interferente endocrino, perché altera l'equilibrio ormonale dell'organismo. Tale sostanza è stata vietata dalla UE nei biberon.

Paraffine clorurate. Sono i composti usati in vernici, plastiche e gomme, anch'esse possono risultare cancerogene.

Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace ha così commentato: "La tragedia della Costa poteva essere evitata se in dieci anni di Accordo internazionale sul Santuario dei Cetacei fossero state adottate regole specifiche per limitare il traffico marittimo in aree vulnerabili. Oltre a un decreto sulle rotte a rischio in discussione, adesso c'è un'occasione da non perdere, la convocazione del Tavolo tecnico promesso dalle regioni Liguria e Toscana entro il 29 febbraio per discutere di una gestione seria del Santuario. È ora che tutti, compreso il Governo, si assumano le proprie responsabilità".

Salvare il salvabile, e far sì che in futuro tragedie come quella della Concordia possano essere evitate.

Francesca Mancuso

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