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Dalla Global Conference on Land-Ocean Connections (Gloc), svoltasi a Manila, nelle Filippine, il 25 e 26 gennaio 2012, è emersa la seria volontà da parte di esperti e studiosi, di accrescere l’impegno internazionale per la salvaguardia degli oceani e delle fasce costiere minacciate dalle attività umane, purtroppo sempre più di frequente condotte senza attenzione alla tutela dell’ambiente, e dai cambiamenti climatici. La conferenza ha visto la compilazione di un documento in 16 punti, al rispetto dei quali sono chiamati 64 Paesi, che dovranno agire concretamente seguendo i nuovi comandamenti in modo che le misure previste vengano avviate entro il 2016.

Obiettivo principale della conferenza, collocabile all’interno del Programma Ambientale previsto dalle Nazioni Unite, era quello di unire alcuni tra i massimi esperti in materia di tutela degli oceani, al fine di pianificare una serie di azioni necessarie al monitoraggio e del rafforzamento degli ecosistemi marini e costieri. Ad esso si è unita la non certamente secondaria volontà di promuovere tra la popolazione stili di vita sostenibili, basati sulla riduzione degli sprechi energetici e sul ricorso a fonti rinnovabili, sia da parte dei privati che delle aziende.

Gli atti finali della conferenza, comprensivi dei suddetti 16 comandamenti, entreranno a fare parte della documentazione che verrà presentata il prossimo giugno a Rio De Janeiro in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio+20), che si terrà vent’anni dopo l’analogo evento del 1992, quando la comunità mondiale si riunì per porre le basi di un futuro a ridotto impatto ambientale.

I 16 punti della Carta di Manila sono volti a richiamare l’attenzione di tutti verso alcuni dei punti più caldi in merito alla tutela delle acque e degli spazi costieri del Pianeta, che non potrà essere effettiva se non sarà basata, tra l’altro, sulla riduzione dei pesticidi e delle sostanze dannose impiegate comunemente in agricoltura e su un rinnovato impegno volto al miglioramento della gestione dei rifiuti, molti dei quali, ricordiamo, finiscono in maniera apparentemente inevitabile, per permanere per decenni tra le acque oceaniche.

Affinché la tutela delle aree oceaniche si renda realmente efficace, verranno stabilite le migliori azioni di prevenzione e di riparazione dei danni più adatte a seconda della zona presa in considerazione. Nel corso dei quattro anni che ci separano dal 2016, verranno posti in essere provvedimenti strategici volti ad arginare l’accumulo dei rifiuti in mare.

Verranno messi in campo nuovi investimenti e verrà appoggiata la diffusione di buone pratiche al fine di ridurre l’inquinamento acquatico causato dalle consolidate cattive abitudini di privati ed aziende. Per raggiungere tale obiettivo, potrebbe essere inoltre necessario ricorrere a strumenti tecnologici, che non dovranno però impattare sulla biodiversità degli ecosistemi. Ogni azione dovrà essere necessariamente basata sulla cooperazione e su un nuovo impulso alla ricerca scientifica affinché da nuove scoperte ed innovazioni possa giungere l’aiuto necessario al raggiungimento degli scopi preposti.

Marta Albè

forest bathing sm

Trentino

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