naufragio-costa-concordia

Affinché alla grave tragedia umana del naufragio della Costa Concordia non segua un’altrettanto amara catastrofe ambientale l’unica soluzione possibile rimane quella di intervenire rapidamente per evitare che un’ingente quantità sostanze tossiche ed inquinanti si riversino in mare. Le acque dell’Arcipelago Toscano e della Costa Maremmana potrebbero essere minacciate da una vera e propria marea nera, se le operazioni di recupero del carburante, tra le sostanze potenzialmente più inquinanti presenti a bordo dell’imbarcazione, non verranno eseguite a regola d’arte o saranno ostacolate da condizioni meteorologiche avverse.

Sebbene il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini abbia dichiarato come il danno ambientale, purtroppo già in corso, sia da considerarsi contenuto, non sono dello stesso avviso Enpa e Legambiente, entrambe fortemente preoccupate di come tutte quelle sostanze dannose già entrate in contatto con l’acqua possano mettere a rischio la vita della fauna marina e la biodiversità dell’intera area acquatica dell’Arcipelago Toscano, che comprende il Santuario dei cetacei, già minacciato dalla presenza dei fusti tossici scaricati in mare a seguito di un incidente che il mese scorso ha coinvolto uno degli ecocargo della Grimaldi Lines.

Tra le sostanze che destano maggiori preoccupazioni per l'ambiente vi sono i composti chimici ed i reflui contenuti nei serbatoi dei servizi igienici, gli olii provenienti dalle cucine ed altri materiali presenti a bordo della nave, quali lubrificanti, vernici, composti del cloro, solventi, detersivi e metalli pesanti. Essi rappresentano un insieme di agenti inquinanti non trascurabili, a cui si uniscono le derrate alimentari, via via soggette a fenomeni di putrefazione, presenti in grandi quantità sulla Concordia, data la necessità di servire centinaia di pasti al giorno.

Si rivela dunque altamente necessario porre in essere il più presto possibile un piano diretto alla rimozione di tutte le sostanze potenzialmente inquinanti, a partire dalle 2380 tonnellate di combustibile, suddiviso in 14 cisterne e costituito per la maggior parte da oli pesanti altamente inquinanti. L’intervento dovrà essere alquanto rapido, dato che le pessime condizioni meteorologiche previste per i prossimi giorni potrebbero portare l’imbarcazione a perdere la propria posizione attuale a causa di un trascinamento verso il precipizio subacqueo al limite del quale ora sarebbe situata.

Il recupero del carburante verrà effettuato in collaborazione con la compagnia olandese Smit Salvage, che ha previsto in proposito un piano di lavoro della durata di 28 giorni in condizioni climatiche favorevoli. Il Ministero dell’Ambiente ha inoltre incaricato una squadra di addetti che si occuperà di allestire una barriera in grado di contenere la fuoriuscita degli idrocarburi, eventualità che sarebbe da considerarsi come certa nel caso di un inabissamento della Concordia.

La speranza degli esperti è che, nel caso di uno scivolamento della nave verso il basso, le cisterne possano rimanere intatte; in una simile eventualità avrebbe comunque luogo un rilascio di idrocarburi, con inevitabili rischi, seppure più limitati, per la vita della fauna acquatica. Se invece le cisterne non venissero messe in sicurezza in tempo prima dell’eventuale affondamento e se nel corso dello stesso se ne verificasse la rottura, la biodiversità dell’ecosistema marino risulterebbe gravemente compromessa, con il rischio che il rilascio di tutte le 2800 tonnellate di combustibile non recuperato possa prolungarsi molto a lungo nel tempo.

Per la quantità di combustibile presente a bordo, la Concordia può essere considerata tale e quale ad una petroliera di piccole dimensioni. A destare le maggiori preoccupazioni è il forte vento previsto per i prossimi giorni, che potrebbe ostacolare irrimediabilmente le operazioni di messa in sicurezza della nave. Per scongiurare una vera e propria catastrofe ambientale, a parere di Legambiente, non bisognerebbe sottovalutare l’opportunità di ancorare a terra l’imbarcazione tramite appositi cavi, per impedirne il completo affondamento.

Successivamente, sarebbe auspicabile rimuovere del tutto il relitto dalla propria posizione per evitare danneggiamenti dei fondali marini, in parte sarebbero purtroppo già avvenuti, secondo quanto dichiarato da Francesco Cinelli, esponente del comitato tecnico di Marevivo e docente di Ecologia all’Università di Pisa. La Concordia avrebbe infatti già adagiato il proprio peso su di un fondale ricco di vita. A causa dell'imponente relitto, le piante acquatiche non sarebbero in grado di ricevere la quantità di luce necessaria per la propria sopravvivenza. Migliaia di esemplari appartenenti alle specie marine di cui sono ricche le acque dell'Isola del Giglio, tra cui si trovano molluschi, celenterati, spugne e crostacei, sono stati ormai inevitabilmente schiacciati dall'imbarcazione che, soltanto con la propria presenza, ha già mietuto numerosissime vittime invisibili.

Marta Albè

Leggi tutti i nostri articoli sul naufragio della costa concordia


casa verde

Reale Mutua

La casa verde: pannelli solari e pozzi geotermici

greenMe su Instagram

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram