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Un nuovo Titanic, ma questa volta proprio dietro l'angolo. Si è consumata tra venerdì e sabato la tragedia della Costa Concordia, la nave da crociera, incagliatasi nei pressi dell'Isola del Giglio, al largo delle coste della Toscana. Non si è ancora conclusa la conta finale delle vittime e dei dispersi, ma si guarda anche al danno ambientale che un simile disastro lascerà dietro di sé, una volta spenti i riflettori.

I vigili del fuoco questa notte hanno ritrovato il cadavere di un uomo a bordo della nave, in un'area ancora non invasa dalle acque, portando a sei il numero delle vittime, ma si cercano ancora altri 17 dispersi. Insieme ai corpi delle vittime è riemersa anche la scatola nera, che pare aver confernmato le ipotesi iniziali: la Concordia si sarebbe trovata a soli 150 metri dalla costa, troppo vicina. E l'allarme sarebbe stato dato un'ora dopo l'impatto con lo scoglio.

Ma si lavora anche per capire quali rischi corre una delle isole più belle (e incontaminate) del nostro paese. Dentro la nave, si trovano ancora 2400 tonnellate di carburante, come sottolineano gli ambientalisti. Secondo Greenpeace, "il naufragio della Costa Concordia, con il suo luttuoso carico di vittime, comunque drammatico, pone oggi una seria emergenza ambientale cui si deve rispondere con estrema urgenza. La nave contiene migliaia di tonnellate di carburante e, verosimilmente, tonnellate di altre sostanze pericolose come lubrificanti, vernici, sostanze clorurate e amianto".

Oltre al danno legato alla perdita di vite umane, anche l'ambiente rischia grosso: "Lo sversamento di solo tre/quattrocento tonnellate di carburante dal portacontainer Rena, in Nuova Zelanda, ha ucciso circa 20 mila uccelli marini e inquinato decine di chilometri di costa" ribadisce l'associazione. Immaginate il danno legato a quantità 8 volte maggiori.

Intanto, già da ieri sono all'opera quattro mezzi antinquinamento del Ministero attrezzati con 500 metri di panne di contenimento per circoscrivere eventuali sversamenti di carburante insieme a 800 metri di panne di assorbimento in caso di fuoriuscite.

Per oggi alle 16 intanto si attende il vertice presieduto dal Ministro dell'Ambiente presso la prefettura di Livorno, per valutare il problema dei rischi ambientali legati al naufragio all'isola del Giglio. La riunione è stata convocata in accordo con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, per esaminare la situazione venutasi a creare a seguito della perdita in mare di 198 fusti contenenti sostanze pericolose.

Occorre intervenire e anche in fretta, adottando le misure di sicurezza per prevenire ogni possibile rischio per l'ambiente e la salute pubblica.

Il ministro Corrado Clini, doopo aver espresso il proprio cordoglio per le vittime della tragedia, ne valuta le conseguenze: "La zona del naufragio è all'interno di un parco nazionale, in un'area di enorme valore naturalistico e siamo impegnati al massimo con mezzi e uomini sul campo per scongiurare il rischio di inquinamento che avrebbe conseguenze gravissime".

Ben consapevole dei rischi che corre l'Isola del Giglio, Clini è solidale anche con la Regione, gli enti locali e la comunità livornese e promette di "affrontare il problema" e "mettere in campo tutte le professionalità ed il sostegno necessari per gli interventi che si decideranno a salvaguardia dell’ambiente marino e del litorale".

Poi punta il dito contro le navi, veri e propri "condomini galleggianti" come egli stesso li ha definiti: "Non possono muoversi come fossero vaporetti" continua il Ministro.

"Dopo il Giglio, non serve ulteriore discussione. Dobbiamo solo definire gli strumenti più idonei perché non si ripetano più situazioni del genere. E sto pensando a un contributo di solidarietà sul petrolio movimentato per mare, 125 milioni di tonnellate l'anno, e sul traffico passeggeri: potrebbe sostenere un fondo per la protezione del mare e delle coste da utilizzare per eventuali emergenze".

Una corsa contro il tempo per salvaguardare uno dei paradisi incontaminati del nostro paese.

Francesca Mancuso

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