32_riserve_marine_GPLa conferma arriva da un rapporto di Greenpeace "Un Mare d'Inferno - Il Mediterraneo e il cambiamento climatico": il Mediterraneo, ed in particolare l'Alto Adriatico, l'Alto Tirreno (e più di tutti l'Arcipelago Toscano ed il mar Ligure) ed i mari del sud Italia (Sicilia, Calabria e Puglia), registra gravi danni a causa del cambiamento del clima.

Che non agisce da solo, ma insieme agli altri fattori quali l'inquinamento, gli eccessi nella pesca e i tanti modi per distruggere le coste. È l'uomo ad aver avviato questo processo, e l'uomo può e deve fermarlo. Come ? La soluzione potrebbe risiedere nell'aumentare le riserve marine, "mettendo così al sicuro grandi aree di mare per garantire il funzionamento dell'ecosistema" spiega Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, "Un mare malato non resisterà allo stress da riscaldamento globale, e noi con lui!".

La proposta è quindi di mettere al sicuro il 40% del Mediterraneo con riserve marine per proteggere le specie e habitat importanti per tutto il Mediterraneo, che ricordiamo rappresenta meno dell’1% della superficie marina globale ma ospita, a seconda delle stime, dal 5 al 15% della biodiversità marina nota.

"Non è una questione di se o di ma, dobbiamo intervenire con urgenza per arrestare una deriva che rischia l'irreversibilità" continua Giannì, "azzerando gas serra e rafforzando gli ecosistemi, per evitarne il collasso".

Il rapporto è una rassegna di alcuni dei casi più eclatanti tra i tanti, ed è possibile scaricarlo da questo link.



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