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Occorrono nuovi aiuti per contrastare i danni connessi al disastro nucleare di Fukushima. E in una nota la Tepco ha reso noto che sono necessari ancora 689 miliardi di yen, circa 8,8 miliardi di dollari, quasi 7 miliardi di euro. Per questo, il ministro giapponese per il commercio Yukio Edano, nei prossimi giorni, inviterà la Tokyo Electric Power, società che gestisce l'impianto danneggiato a causa del terremoto e dell tsunami, ad accettare i fondi pubblici. Che significa? La Tepco verrebbe a questo punto nazionalizzata.

A rivelarlo è stato il quotidiano giapponese Nikkei. La Tepco dunque finirebbe nelle mani dello Stato. Edano, in occasione di un incontro con il presidente Tepco, Toshio Nishizawa ha spiegato che gli attuali gestori dei reattori di Fukushima "dovrebbero esplorare tutte le opzioni, tra cui un controllo statale temporaneo".

Ma Nishizawa non è d'accordo, rivelando che la ToKyo Electric Power non è disposta ad accettare l'infusione di capitale sociale da parte del governo poiché vuole rimanere indipendente. Ma Edano ha precisato che non si tratta di una nazionalizzazione vera e propria ma un controllo statale temporaneo.

Ma perché lo Stato giapponese "vuole" la Tepco? Semplice. La società sta pagando a caro prezzi i danni del disastro, sia con gli ingenti indennizzi per le vittime sia con i costi di bonifica. E il governo sta sborsando cifre non da poco. L'ultimo aiuto fornito è stato di 900 miliardi di yen, approvati dal governo giapponese lo scorso novembre.

Ma nonostante le incomprensoni e l'opposta volontà di trattare la questione, pare che entro la prossima estate il governo potrebbe dare alla Tepco altri 13 miliardi di dollari, sancendo di fatto la nazionalizzione dell'azienda con un fondo di salvataggio.

Fondi a destra e a manca, per salvare i giapponesi dalla contaminazione. Ma davvero tutto il denaro stanziato dal governo serve a perorare questa causa? È notizia recente il fatto che da uno dei fondi per la ricostruzione sarebbero stati prelevati ben 2.28bn yen (30milioni di dollari) utilizzati per proteggere l'annuale caccia alle balene antartiche.

Lo scorso 21 dicembre, inoltre, la Tepco e il governo giapponese hanno reso nota la tempistica per lo smantellamento dei reattori di Fukushima, per il quale occorreranno dai 30 ai 40 anni, di cui almeno 25 dovranno essere impiegati per il recupero del combustibile nucleare presente in essi. E il dispendio di energie non sarà da poco.

Di recente, inoltre, un giornalista travestito da operaio è riuscito a introdursi all’interno della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, documentando le condizioni di lavoro, l’assenza di verifiche, e i vari tentativi di insabbiare numerose informazioni.

"Nessun progresso è stato fatto" verso la risoluzione finale della crisi ha spiegato il giornalista Tomohiko Suzuki nel cordo di una conferenza stampa.

Qualcosa di sporco cova sotto le macerie di Fukushima, e non si tratta soltanto scorie radioattive.

Francesca Mancuso

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