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Agire in fretta, prima che sia troppo tardi. Corrado Clini ha bene in mente cosa occorre fare per limitare i danni legati al dissestro idrogeologico nel nostro Paese. Ma saranno necessari 20 anni e oltre 40 miliardi di euro.

Lo ha spiegato a Trieste, la vigilia di Natale, annunciando anche che il piano ventennale di recupero, sollecitato lo scorso 2 dicembre dal presidente della Repubblica, dovrebbe essere presentato entro la fine del mese di gennaio. "Negli ultimi vent'anni ha spiegato – i danni da dissesto idrogeologico sono stati stimati intorno ai 2,5 miliardi di euro all'anno. Se non si inverte il trend, i danni continueranno a crescere perché gli eventi diventano più frequenti".

Perché non solo avremo quelli vecchi ma ogni anno dovremo far fronte a disastri sempre nuovi. E la soluzione, secondo Clini, non deve assolutamente passare per un nuovo condono edilizio, per il bene dell'ambiente: "Sono molto contrario a questa possibilità e a dirla tutta spero di inserire in una norma un divieto assoluto di farne per il futuro".

Un deciso taglio col passato, che lungi dal ritorno a soluzioni atte a garantire solo nuove entrate, cerca di guardare lontano, di tutelare il territorio, penalizzando chi invece ha tentato vie traverse, a danno dell'ambiente.

Ma c'è una difficoltà di fondo, la solita se ci pensiamo. Dove reperire i fondi per il piano contro il dissesto idrogeologico? Indovinate un po'? Secondo Clini, le risorse potranno derivare da nuove imposte regionali, ad esempio quelle con addizionali sulle accise: "C’è già la possibilità di imporre un’addizionale sulle accise le cui entrate siano vincolate alla protezione dell’ambiente nei bilanci delle Regioni. È una forma di federalismo fiscale che ha l’obiettivo di proteggere l’ambiente. Solo questa misura potrebbe portare, per le Regioni, circa un miliardo di euro all’anno. Un’altra soluzione può essere il credito d’imposta per le imprese che investono in progetti per il risanamento idrogeologico".

Una cosa è certa. Bisogna agire. Ed anche con una certa urgenza se si considera che, secondo l'ultima indagine condotta da Legambiente, oltre 5 milioni di persone in Italia sono esposte al rischio di frane e alluvioni. Lo studio Ecosistema Rischio 2011, realizzato in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile presentato lo scorso 21 dicembre ha riassunto in cifre il problema del dissesto idrogeologico: sui 1500 comuni italiani monitorati, l'85% ha rivelato di avere all’interno del proprio territorio abitazioni costruite in aree ad alto rischio.

Niente furbate all'italiana, dunque. Solo interventi mirati a salvaguardare il nostro Paese. Parola di Clini.

Francesca Mancuso

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