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Dopo aver reso ufficiale negli scorsi giorni la messa in sicurezza dei reattori della centrale di Fukushima, la Tepco e il governo giapponese hanno reso noti nel corso della giornata di oggi i dati relativi alle tempistiche del loro smantellamento. Per il completamento delle operazioni occorreranno dai 30 ai 40 anni, di cui almeno 25 dovranno essere impiegati per il recupero del combustibile nucleare presente in essi.

Si prevede che occorrano almeno dieci anni affinché gli ingegneri sviluppino le tecnologie necessarie a raggiungere e rimuovere il combustibile. Dalle parole di Goshi Hosono, uno dei ministri del governo nipponico incaricato di occuparsi della questione Fukushima, emerge che “ogni passo verso lo smantellamento della centrale comporterà delle vere e proprie sfide in ambito tecnologico”.

Per la presenza di una quantità non ancora precisamente nota di combustibile nucleare, lo smantellamento della centrale giapponese richiederà un maggior impiego di tempo e di sforzi rispetto a quanto avvenuto nel caso della centrale di Chernobyl, almeno secondo il parere di Najmedin Meshkati, professore di ingegneria civile presso la Southern California University, che ha inoltre reso noto come siano tuttora incerti sia gli esatti livelli di radioattività, sia la quantità dei materiali di cui sarà necessaria la rimozione.

In base al piano d’intervento presentato dalla Tepco, la rimozione del combustibile utilizzato dalle piscine di raffreddamento dei quattro reattori avrà inizio entro due anni, mentre l’estrazione del combustibile nucleare fuso presente nei primi tre reattori non dovrebbe avere il via prima che sia trascorso almeno un decennio.

Il Ministro dell’Industria, Yukio Edano spera che i lavori possano avere inizio ed essere terminati il prima possibile, in modo da risollevare gli animi di tutti quei cittadini costretti ad abbandonare la zona per i pericoli per la salute dovuti alle emissioni radioattive, a seguito dell’incidente. Il Ministro ha inoltre espresso la necessità che le operazioni avvengano in un regime di piena sicurezza, in modo da evitare l’insorgere di nuovi rischi per la popolazione e per gli addetti ai lavori.

Marta Albè

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