latte_radioattivo

Non si placano gli effetti del disastro di Fukushima su persone e alimenti che vengono prodotti, lavorati e confezionati in Giappone: dopo aria e acqua, infatti, il rischio si era allargato anche al riso, trovato contaminato dal pericolosissimo cesio 137 radioattivo. E non è tutto, purtroppo. È notizia di questi giorni che tracce di cesio siano state trovate anche nel latte in polvere per i bambini, prodotto dall'azienda nipponica Meiji. Le quantità riscontrate (fino a 31 becquerel per kg di cesio 134 e 137) sono in realtà inferiori al limite legale, che è di 200 bq per Kg, ma la Meiji ha comunque voluto avvertire i propri consumatori e permettergli di cambiare gratuitamente il prodotto.

Il latte è per lo più di importazione e la contaminazione pare sia avvenuta durante la l'essicazione, procedimento portato avanti all'aria aperta tra il 14 e il 20 marzo in una fabbrica nel Giappone dell'est, poco dopo il disastro nucleare di Fukushima. "Il livello registrato non è tale da avere conseguenze sulla salute", fa sapere l'azienda, ma "tenuto conto del fatto che il latte è il nutrimento essenziale per i bambini, proponiamo ai clienti che hanno già comperato le confenzioni del gruppo di cambiarle".

Le confezioni di latte ritirate dal mercato sono circa 400mila e corrispondono a quelle immesse in commercio nel luglio di quest'anno e che riportano come data di scadenza l'ottobre 2012.

Già qualche settimana fa, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas) aveva sottolineato come il problema delcibo contaminato in Giappone stesse raggiungendo proporzioni di molto superiori a quelle in realtà dichiarate da istituzioni e media. Le quantità di cesio 137 nel suolo di diverse aree sono infatti pericolosamente aumentate e la sua difficile estirpazione porterà probabilmente il terreno ad essere contaminato per almeno 3 decenni.

Il pericolo si estende dunque anche alle colture, gli allevamenti e i prodotti ittici, già trovati positivi a questo "contagio" e la cui contaminazione potrebbe proseguire per anni. Terribile conseguenza di quella che, ancora oggi, viene purtroppo ritenuta da molti una valida e sicura fonte energetica.

Eleonora Cresci

 

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