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Ogni anno l'uomo utilizza le risorse di 1,3 pianeti. È quanto ha rivelato uno studio del Global Footprint Network, lo stesso che aveva calcolato il giorno dell'Overshoot Day, secondo il quale oggi non basterebbe un solo pianeta Terra per coprire tutti gli sprechi di cui ci macchiamo. E se vogliamo vedere la cosa da un altro punto di vista, sarebbero necessari 16 mesi circa per rigenerare quello che consumiamo in un anno.

E la situazione è destinata a paggiorare, visto che, continuando con questo ritmo, entro il 2030, tra meno di 20 anni avremo bisogno delle risorse di due Pianeti. E uno degli aspetti da cambiare è sicuramente quello dell'alimentazione. Se ne parlerà in questi giorni anche in occasione del terzo International Forum on Food & Nutrition, che si svolgerà oggi e domani a Milano.

Si discueterà di come non arrivare al 2030 col saccheggio odierno. A tal fine alcuni esperti internazionali cercheranno di valutare soluzioni immediate su vari temi tra cui l'accesso e lo spreco del cibo, le biotecnologie, l'emergenza idrica, le politiche agricole, le nuove sfide per la filiera agroalimentare, ma anche i paradossi della globalizzazione, che oscilla tra malnutrizione e obesità infantile.

Secondo quanto si legge nello studio realizzato dal Global Footprint Network, per la stragrande maggioranza della storia umana, l'uomo ha posto al suo servizio la Natura, modificandola, per la costruizione di strade e di città, ma anche piegandola alle sue necessità per fornire cibo, e infine per assorbire la CO₂ generata dalle attività umane. Tutto ciò ha un limite. La natura dunque non è in grado di stare al passo con i ritmi forsennati dello sviluppo. L'uomo in sostanza consuma molto di più di quanto Madre Natura riesca a rigenerare. E tale valore è stato anche quantificato.

La soluzione starebbe in una riconversione dell'economia in chiave sostenibile, partendo dalle fonti rinnovabili di energia, in tutti i settori, a partire da quello alimentare.

Si legge nello studio: “In termini planetari, i risultati delle nostre eccessive spese stanno diventando sempre più chiari di giorno in giorno. Il cambiamento climatico, che dimostra che le emissioni di CO2 sono statee più veloce di quanto possa essere la capacitò di riassorbimento delle foreste - è probabilmente il risultato più evidente e pressante. Ma ce ne sono anche degli altri, come la deforestazione, la perdita di alcune specie, il collasso della pesca d'acqua dolce, solo per citarne alcuni. La crisi ambientale che stiamo vivendo è il sintomo di una generale tendenza dell'umanità, che sta utilizzando più di quanto è in grado di fornire il pianeta”.

E i Grandi della Terra, riuniti in questi giorni a Durban, dovranno tener conto anche di questo dato.

Francesca Mancuso

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