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Si chiama Tullio Fanelli il nuovo sottosegretario al ministero dell'Ambiente nominato da Monti, che ha scelto anche i nomi del viceministro all'Economia e degli altri sottosegretari. Ma chi è il nuovo braccio destro di Clini?

55 anni, nasce a Foggia il 25 dicembre 1956. Si laurea in ingegneria nucleare presso l’Università di Roma “La Sapienza” e opera a lungo presso l’ENEA, l'Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), dove ha guidato il Nucleo di supporto per la gestione operativa del Piano Energetico Nazionale dell'Enea, ed è stato responsabile del Servizio Studi del Dipartimento Fonti alternative e Risparmio energetico nonché componente dell'Ufficio Studi del Dipartimento Reattori termici.

La sua attività politica passa per il Ministero delle Attività Produttive, dove prima riveste il ruolo di Responsabile della segreteria tecnico-operativa e poi diventa il Direttore Generale per l’Energia e le Risorse Minerarie. Infine entra come membro all'Autorità per l'Energia elettrica e il Gas.

Sicuramente una persona con una grande esperienza alle spalle, soprattutto nel settore chiave dell'energia. Lo troviamo anche tra i membri del CERSE (Comitato Esperti per la Ricerca nel Settore Elettrico), come Consigliere di Amministrazione del GRTN e della Sogin. È stato anche Presidente del Consiglio interministeriale per i problemi relativi all’impiego pacifico dell’energia nucleare, del Comitato nazionale per la sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale, del Comitato tecnico per la ristrutturazione della rete di distribuzione carburanti.

Ma a cosa servirà la sua esperienza oggi nel nostro paese? I punti chiave da tener presente dovrebbero essere lo sviluppo sostenibile e la scelta delle fonti rinnovabili in alternativa ai combustibili fossili. E a giudicare dal curriculum di Fanelli, la sua competenza riguarda proprio i secondi. Ma non vogliamo giungere a conclusioni affrettate.

La sua nomina è stata accolta con favore dai senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta secondo i quali si tratterebbe di "una buona notizia, perché la persona è di riconosciuta competenza, ed ha dimostrato una forte e autorevole autonomia di giudizio nel corso degli anni in cui è stato membro dell’Authority per l’Energia. E proprio il fatto che un esperto di energia sia stato assegnato al ministero dell’Ambiente è il valore aggiunto di questa scelta del Presidente del Consiglio, che sottolinea l’importanza di mettere al centro della politica industriale e energetica l’ambiente stesso". Ci auguriamo che sia così.

Inoltre, secondo i due senatori, "ambiente e politica energetica camminano di pari passo, in Inghilterra ad esempio il ministero dedicato è quello dell’energia e dei cambiamenti climatici, e dunque anche nel nostro Paese si impone l’esigenza di considerare prioritaria la necessità di sviluppare nuovi modelli energetici, che allentino il giogo del petrolio".

La sua nomina dunque potrebbe essere uno stimolo per guardare oltre e per velocizzare decisioni altrimenti a rischio di essere rinviate. "Occorrono subito i provvedimenti che lo stesso ministro Clini ha preannunciato, a iniziare dalla proroga della misura del 55% a favore dell’efficienza energetica e dei decreti attuativi sulle energie rinnovabili che il settore attende da tempo" concludono. Fanelli accoglierà tali suggerimenti?

Ma c'è un documento che ci ha fatto sorgere qualche perplessità. Un dossier di Fanelli risalente al 2009 in cui il nuovo sottosegretario all'Ambiente prese in esame la crisi economica e la mise in relazione col prezzo del petrolio, sempre in crescita, che portò ad un conseguente aumento del costo della vita. Da qui, a suo avviso, la necessità di invesire nel petrolio, per diminuirne la crescita del prezzo.

Perché il costo più elevato del petrolio avrebbe toccato presto anche altri settori importanti: "Basta sommare l’effetto sul reddito disponibile dell'incremento dei prezzi dei prodotti alimentari indotto dai prezzi del petrolio causato da tre componenti: i maggiori costi energetici in agricoltura, l’utilizzo per produzione di biocarburanti di una parte dei prodotti agricoli normalmente destinati all’alimentazione, quali l’olio di palma o il mais, la destinazione a colture per biocarburanti di terreni precedentemente utilizzati per produzioni alimentari". Queste le sue parole.

Ma l'idea di Fanelli, per evitare il collasso economico, sarebbe stata quella di ripiegare sul cosiddetto "petrolio non convenzionale": quello da prelevare dalle acque profonde, quello delle sabbie bituminose e quello artico. Impatto ambientale? Altissimo, per non parlare dei rischi per la salute.

Occorre a suo avviso valutare i tempi prima di ricorrere alle fonti rinnovabili: "Non vi è dubbio sul carattere di esauribilità delle fonti fossili, ed in particolare del petrolio. Ma è decisivo, per una corretta impostazione delle strategie e delle azioni nel settore energetico, stabilire se i tempi dell’inevitabile evoluzione verso fonti alternative siano dettati dall’effettiva progressiva indisponibilità del petrolio, ovvero da ragioni ambientali, politiche o economiche".

Qualunque sia la ragione, ormai la decisione è diventata urgente. E i dati che vengono da Durban ne sono la testimonianza.

Francesca Mancuso

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