hacker

Un nuovo climategate alla vigilia della Conferenza di Durban? A pochi giorni dall'avvio dei lavori della Cop17, che avranno luogo dal 28 novembre al 9 dicembre in Sudafrica, viene alla luce un nuovo “allarme hacker”.

Come già era accaduto pochi giorni prima dell'avvio della Conferenza di Copenhagen, alcuni hacker, nascosti dietro al nome di “Foia” avrebbero rivelato di essersi introdotti nei server della Climatic Research Unit dell'Università della West Anglia, impossessandosi di 5mila messaggi scambiati tra gli scienziati. E secondo gli hacker il loro contenuto sarebbe inequivocabile: esagerare ed estremizzare le conseguenze legate ai cambiamenti climatici.

Il file FOIA2011, zippato e diffuso in rete sarebbe denso di contenuti: 173MB per un totale di 5mila email, è stato reso disponibile per il download su un server russo chiamato Sinwt.ru.

E sull'omonimo sito si legge: “Questo sito è fornito come risorsa per la ricerca riguardante le comunicazioni sul clima recentemente trapelate”. Continua: “Questo database è stato assemblato in uno spazio di tempo molto breve, e attualmente fornisce solo gli strumenti più rudimentali per esplorare questa vasto mix di di materiali”. Con la promessa di aggiornamenti sulla questione, l'hacker o gli hacker che stanno dietro alla misteriosa vicenda, assicurano che i grandi della Terra che si riuniranno a Durban lunedì potranno gonfiare i dati sul riscaldamento globale.

Ma quale sarebbe il motivo del nuovo climategate? A differenza dell'ultima volta, i messaggi resi noti mostrano chiaramente la loro motivazione. Un esempio: “Oltre 2,5 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno" oppure "Le nazioni devono investire 37mila miliardi dollari in tecnologie energetiche entro il 2030 per stabilizzare le emissioni di gas serra a livelli sostenibili”.

O ancora: “Non è dimostrato l'aumento delle temperature tropicali” cui segue “Dobbiamo essere onesti e dire la verità?” Ma quale verità? L'ultima volta le accuse erano state mosse contro il climatologo Michael Mann, reo, a quanto pare, di aver manipolato alcuni dati per sostenere la teoria del riscaldamento globale.

Ma la Climatic Research Unit (Cru) in una comunicato ufficiale pubblicato sul proprio sito ha chiarito di non avere “alcuna prova recente di una violazione dei sistemi”. Inoltre, secondo la Cru, si cercherà prima di capire se “l'enorme volume di materiale è tutto originale” visto che le e-mail sembrano essere state sottratte nel 2009 per essere rilasciate soltanto adesso, in prossimità della conferenza di Durban.

Si legge nella nota della Cru: “Come nel 2009, alcuni estratti di messaggi di posta elettronica sono state completamente estrapolati dal contesto”. Un tentativo di boicottare la conferenza sul clima?

Come abbiamo già chiarito in occasione del precedente climategate, al di là di ogni tesi di complotto, i cambiamenti climatici sono un problema oggettivo, sotto gli occhi di tutti. Lo dimostra il global waming, che minaccia numerosi ecosistemi, lo dimostra l'innalzamento dei livelli delle acque, che mette a rischio città come New York, che secondo notizie recenti potrebbero finire sott'acqua tra qualche decennio.

Escludendo ogni polemica, una cosa deve rimanere chiara in vista di Durban. Il nostro pianeta corre un grosso rischio a causa dei cambiamenti climatici. Almeno su questo, non ci sono dubbi.

Francesca Mancuso

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