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Si teme ancora in Brasile, dove a largo delle coste di Rio de Janeiro c'è stata lo scorso 9 novembre, una grossa perdita di petrolio causata da un guasto al campo sottomarino di Frade.

La principale indiziata è la compagnia petrolifera statunitense Chevron che fin dall'inizio aveva informato della marea nera l'Agenzia nazionale di petrolio brasiliana (Anp) che si occupa della gestione delle attività petrolifere, del gas naturale e dei biocombustibili in Brasile.

Ma la solerzia iniziale della Chevron, che da subito aveva fatto sapere di avere avviato le procedure per la chiusura del pozzo, con una bella colata di cemento, come si legge sul sito, è stata contraddetta dalle autorità brasiliane. Secondo la polizia federale, l'azienda non starebbe affatto rimuovendo il petrolio che fuoriuscito ma lo starebbe affondando in mare, attraverso la tecnica della dispersione meccanica.

Ieri sul proprio sito, la Chevron aveva fatto il punto della situazione, ammettendo la piena responsabilità per l'incidente, avvenuto nel campo petrolifero di Frade, a circa 1.200 metri di profondità. L'azienda aveva inoltre aggiunto di collaborare col governo carioca per ridurre ed eliminare il petrolio rimanente.

"Chevron assume la piena responsabilità per questo incidente", ha detto George Buck country manager per il Brasile. 18 navi sono in funzione, mentre la Chevron è all'opera per stimare il volume totale di petrolio rilasciato a causa del guasto. Secondo l'ANP, si tratta di 5.000-8.000 barili.

Ma dal canto suo, non accetta le accuse mosse dal governo, che ha minacciato sanzioni molto severe qualora fosse accertato che la Chevron stia affondando il petrolio, invece di recuperarlo. Ad annunciarlo il Ministro dell'Energia Edison Lobao.

In particolare, il sospetto è stato sollevato dall'oceanografo David Zee, il perito nominato dalle autorità brasiliane, secondo cui prima della dispersione meccanica dovrebbero essere attuate altre soluzioni "dopo una valutazione preliminare, un monitoraggio della macchia e una raccolta del petrolio".

Ma la Chevron, tramite Buck, ha precisato: “Il nostro team è formato e preparato ad affrontare una potenziale fuoriuscita in caso di incidente”. Continua: “Abbiamo immediatamente attivato il nostro piano di risposta d'emergenza e lo spiegamento di risorse necessarie per gestire in modo sicuro la situazione. Ci siamo mossi velocemente per iniziare a sigillare la sorgente”.

Ma sarà davvero così?

Francesca Mancuso

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