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Senza un cambiamento coraggioso nella direzione politica, il mondo si bloccherà all'interno di un sistema energetico insicuro, inefficiente e ad alto contenuto di carbonio. Così l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha lanciato l'edizione 2011 del World Energy Outlook (WEO ). Ieri a Londra, l'IEA ha invitato tutti all'azione, ma al più presto visto che non c'è più molto tempo a disposizione.

Secondo l'Agenzia sarebbero davvero pochi, oggi, i segnali che indicano un cambiamento, anzi. Nel 2010 la domanda globale di energia primaria, secondo quanto si legge nel rapporto, è tornata a crescere del 5%, portando di conseguenza ad un aumento delle emissioni di CO2 , giunte ad un nuovo massimo.

Inoltre, i sussidi che incoraggiano consumi superflui di combustibili fossili hanno superato i 400 miliardi di dollari. E sono ancora 1,3 miliardi le persone senza accesso all’elettricità, ossia il 20% della popolazione mondiale.

L'aumento della popolazione mondiale. E la domanda di energia continua ancora a salire, nonostante la crescita economica non sembra fare altrettanto. A tal proposito, il WEO ha esaminato nello Scenario Nuove Politiche il perché di tale situazione. Perché, secondo le previsioni, la domanda di energia crescerà in modo sostenuto, aumentando di un terzo tra il 2010 e il 2035? E la ragione potrebbe essere racchiusa nell'aumento della popolazione mondiale di 1,7 miliardi di persone e nella crescita media annua dell’economia globale del 3,5%, che porta con sé un aumento della domanda di servizi energetici e di mobilità.

I mercati emergenti. Dal World Energy Outlook, è emerso come le dinamiche dei mercati energetici siano sempre più determinate dai paesi non-OCSE. È stato stimato che nel periodo compreso tra il 2010 e il 2035, i paesi non-OCSE saranno responsabili del 90% della crescita demografica, del 70% dell’aumento dell’attività economica e rappresenteranno oltre il 90% dell’incremento previsto della domanda globale di energia. E secondo voi chi potrebbe guidare l'assalto? Ma la Cina, chiaramente, che confermerà il proprio primato di consumatore mondiale di energia.

Secondo il WEO, nel 2035 la sua domanda energetica supererà del 70% circa quella degli Stati Uniti, ad oggi il secondo maggior consumatore. Ma non saranno da meno paesi come India, Indonesia, Brasile e Medio Oriente che sperimenteranno tassi di crescita della domanda di energia ancora più sostenuti della Cina. A conferma di ciò, anche il fatto che tra il 2011 e il 2035, i due terzi degli investimenti richiesti per le infrastrutture per l'offerta di energia, stimabili attorno a 38mila dollari, si concentreranno nei paesi non-OCSE. Solo petrolio e gas conteranno complessivamente per quasi 20.000 miliardi di dollari.

Lungi dal guardare alle fonti rinnovabili, secondo l'IEA, l'era dei combustibili fossili è tutt'altro che conclusa, anche se il loro predominio sarà frenato, scendendo dall'81% nel 2010 al 75% nel 2035. Nel settore elettrico, le tecnologie rinnovabili, in primis idroelettrico ed eolico, rappresentano il 50% della nuova capacità installata. Ma c'è ancora molto da fare.

Non possiamo permetterci ulteriori ritardi nell’implementare le azioni necessarie a contrastare il cambiamento climatico se vogliamo che l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale nel lungo termine entro i 2°C venga raggiunto ad un costo ragionevole” viene esplicitato nel rapporto. “Nello Scenario Nuove Politiche, il mondo si muove verso un livello di emissioni coerente con un innalzamento della temperatura mondiale nel lungo termine superiore ai 3,5°C. In assenza di queste nuove politiche, ci avvieremo lungo un percorso ancora più pericoloso che porterebbe ad un incremento di 6°C o addirittura superiore”.

Quattro quinti delle emissioni totali di CO2 secondo uno degli scenari prospettati nel rapporto sono già allocate dallo stock di capitale esistente (centrali elettriche, edifici, stabilimenti industriali, ecc.). “Se entro il 2017 non verrà implementata una nuova e decisa azione, le infrastrutture connesse al settore energetico esistenti in quel momento produrranno l’intero volume di emissioni di CO2”.

Questo il commento di Greenpeace alla pubblicazione del rapporto: “Il rapporto della AIE riflette quello che Greenpeace ha detto per anni, l'aumento della temperatura media globale deve essere mantenuto a 2 gradi Celsius”.

Tuttavia – spiega Sven Teske, senior energy campaigner di Greenpeace International - l'AIE sta ancora una volta mettendo avanti la politica della scienza, suggerendo che una riduzione della potenza nucleare porterà a maggiori costi energetici. Una combinazione di efficienza energetica e fonti rinnovabili sarebbe la via da seguire e potrebbe portare a una completa eliminazione del nucleare entro il 2035, riducendo i costi dell'energia elettrica e le emissioni di carbonio”.

"I governi devono introdurre misure più incisive per guidare gli investimenti in tecnologie efficienti e a basso tenore di carbonio", sostiene Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell'Iea. "L'incidente nucleare di Fukushima, i disordini in alcune parti del Medio Oriente e in Africa del Nord e la netta ripresa della domanda energetica nel 2010, che ha spinto le emissioni di CO2 a un livello record, evidenziano l'urgenza e la portata della sfida".

Francesca Mancuso

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