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In Italia nonostante con il referendum sia stato detto addio all'atomo, rimane il problema delle vecchie scorie nucleari e della bonifica dei siti nucleari. Ragion per cui trova ancora motivo di esistere l'agenzia per la Sicurezza Nucleare. Urge la creazione di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, ma, soprattutto, l'individuazione dell'area dove costruirlo. E la lista dei 50 possibili candidati è stata resa pubblica dai vertici Sogin (Società di gestione impianti nucleari), in appendice all'illustrazione del piano industriale 2011 – 2015 presentato oggi.

Finora, dichiara Giuseppe Nucci, amministratore delegato di Sogin,Abbiamo proceduto a una lista di 50 possibili siti per l'individuazione di un deposito nazionale rifiuti radioattivi da decommissioning e dalle attività di medicina nucleare, lavorazioni industriali e ricerca, che necessitano di un luogo di stoccaggio (deposito) e centro ricerche, una dichiarazione che conferma quanto avevamo evidenziato una ventina di giorni fa. Quali? Come fu per le centrali nucleari previste dal piano abolito col referendum, la lista non è stata resa pubblica, ma una volta scelta la località e decisa la realizzazione del deposito nazionale, aggiunge Nucci, occorreranno cinque anni per la progettazione e l'autorizzazione, più altri quattro anni per la costruzione. Totale: nove anni, che Inizieranno da quando l'Agenzia per la sicurezza nucleare sarà operativa. Il ruolo dell'Agenzia sarà di arbitrato rispetto alla valutazione delle proposte della società che riceverà l'incarico dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari in Italia.

In termini economici, il costo per la progettazione e realizzazione del deposito con annesso centro ricerche (affidato, nel 2010, a Sogin) si aggira sui 2,5 miliardi di euro, così suddiviso: 600 milioni per progettazione e realizzazione del deposito nazionale; 1,1 miliardi per la realizzazione del parco tecnologico; 800 milioni di euro per le infrastrutture. Quanto ai tempi, l'Unione europea ha fissato agosto 2015 come termine ultimo per il piano di realizzazione dei depositi nazionali.

È chiaro che l'attenzione sul piano industriale Sogin 2011 – 2015 è rivolta in primo luogo allo stoccaggio definitivo delle scorie tuttora presenti sul territorio nazionale, una questione divenuta di stretta attualità dopo il referendum dello scorso giugno che ha ribadito la volontà nazionale di chiudere la porta all'energia nucleare.

Di fatto, evidenzia Sogin, il costo per il decommissioning dei siti nucleari (da completare per il 2025) nel nostro Paese arriverà a sfiorare i 5 miliardi di euro. Per la precisione, 4,8 miliardi. Questo importo comprenderà le spese di trasferimento dei rifiuti nel futuro deposito nazionale, la cui gestione è stata affidata nel 1998 a Sogin, società pubblica che aveva ricevuto anche l'incarico di smantellamento delle ex centrali nucleari italiane e il trasferimento dei rifiuti radioattivi in un deposito nazionale.

Piergiorgio Pescarolo

 

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