desertificazione

Il degrado del suolo, l’eccessivo sfruttamento dei terreni, le costruzioni abusive e i cambiamenti del clima sono le cause principali del fenomeno mondiale della desertificazione, che ormai ha contagiato tutti i Paesi del mondo. Anche l’Europa.

A rischiare di brutto sono soprattutto Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Lettonia, Romania, ma anche Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro, Slovenia e naturalmente l’Italia.

A mettere nero su bianco questo inquietante quadro sono stati i partecipanti ad una riunione ministeriale all'Onu, dove è stato lanciato l'allarme per un'azione risolutiva ed efficace a favore delle zone più aride del Pianeta.

"Nella stessa Ue - ha detto il commissario Ue allo Sviluppo, Andris Piebalgs - 12 Stati membri si sono dichiarati paesi colpiti con aree consistenti già soggetti al degrado del suolo. Con i cambiamenti climatici nei prossimi decenni c'é il serio pericolo che questo diventi un fenomeno molto più diffuso".

Ad accentuare il fenomeno in Europa è anche il cambiamento climatico e la diminuzione delle precipitazioni, con la conseguente scarsità di acqua, che porta alla sterilità dei terreni.
Per combattere questo fenomeno, Bruxelles è scesa in campo – insieme al governo tedesco e alla Convenzione Onu - contro la desertificazione (Unccd) per lanciare la “Economics of land degradation” (Eld), ovvero una valutazione del degrado dei suoli che includa i costi del fallimento della prevenzione del peggioramento della condizione dei terreni e i benefici economici di politiche di gestione sostenibile della risorsa.

"Tendiamo a considerare i suoli – ha aggiunto il commissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnik - come un bene garantito. Ma il suolo è una risorsa 'non rinnovabile' che potrebbe finire o diventare troppo povera se non ce ne prendiamo cura. Siamo tutti colpiti dal degrado delle terre, in maniera diretta o indiretta, ma avere un'idea dei suoi costi attuali è un'ottima iniziativa".

L’obiettivo è lanciare quindi nuovi strumenti non solo per identificare e riconoscere il problema, ma anche per quantificare i costi della mancata prevenzione del fenomeno e i benefici di una corretta gestione delle risorse.

Verdiana Amorosi

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