Ghiacciai-italiani_Adamello

Le aree del nostro Paese in cui sono presenti i ghiacciai hanno iniziato già da molto tempo a ridursi progressivamente, ma negli ultimi anni il fenomeno ha evidenziato una brusca accelerazione. Ciò vuol dire che i ghiacciai si stanno rapidamente riducendo, contraendo il loro volume e quindi la loro portata d’acqua.

È quanto emerge dall’ultimo studio sullo stato di salute dei ghiacciai italiani, presentato ieri da Carlo Baroni, presidente del comitato glaciologico italiano, a Geoitalia 2011, VIII Forum di scienze della terra che si e' tenuto ieri al Lingotto di Torino.

"Dopo una parentesi tra metà degli Anni Settanta e lì l'inizio degli Anni Ottanta - ha spiegato Baroni - in cui la tendenza alla riduzione si era invertita, i ghiacciai hanno ripreso ad arretrare. L'arretramento più significativo, a partire dal 1982, si e' verificato negli anni tra il 2003 e il 2006".

A documentare il triste bilancio ci sono una serie di analisi e fotografie dei ghiacciai scattate in diverse epoche e momenti differenti, proprio per analizzare il prima e il dopo. E il fenomeno è allarmante, perché la contrazione delle aree dei ghiacciai comporta una riduzione della quantità d’acqua disponibile da destinare all’agricoltura, alla produzione di energia elettrica e a tanti altri usi quotidiani.

Secondo le stime fatte dai glaciologici, sulla base dei dati attuali, se non verranno presi seri ed efficaci provvedimenti, entro il 2050 assisteremo ad una totale sparizione dell'Adamello, il più grande ghiacciaio italiano.

"La storia dei ghiacciai parla di un trend di ritiro – ha detto Baroni, che è anche membro del Dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Pisa - e dal 1982 al 2006 è aumentata la portata dell'arretramento dei fronti ghiacciati e delle variazioni (al ribasso) volumetriche. In tale periodo, i volumi sono diminuiti del 37%, le estensioni del 16%. Ed è significativo che il 4% dell'estensione si sia erosa tra il 2003 e il 2006".

Per questo – ha spiegato Baroni – l’Italia dovrebbe prevedere più fondi per monitorare e impedire l’accelerazione del fenomeno. Proprio come avviene in Svizzera, Austria e Francia.

Verdiana Amorosi

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