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Che la Turchia volesse diventare un punto di riferimento e di mediazione tra Oriente e Occidente era chiaro da tempo, ma oggi è ancora più evidente la volontà di Ankara di controllare in modo autonomo e unilaterale il settore energetico e le attività di trivellazioni nel Medioriente.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan infatti è sempre più protagonista di una politica che punta a restituire al suo Paese un ruolo guida in Medio Oriente e - riferendosi alla volontà di Cipro di avviare le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi lungo le coste orientali dell’isola ha parlato di “provocazione contraria al diritto internazionale”, chiedendo di bloccare immediatamente i lavori.

In pratica, il premier turco sostiene che Cipro non ha il diritto di utilizzare le risorse dell’isola fino a quando non ci sarà una riunificazione con la “Repubblica turca di Cipro Nord”, ovvero quello Stato riconosciuto soltanto dalla Turchia, che corrisponde alla parte settentrionale di Cipro, occupato dalle truppe turche fin dal 1974.

E per tutta risposta, Erdogan ha annunciato che entro pochi giorni inizieranno le attività di trivellazioni petrolifere in un’area concordata con Cipro Nord, che saranno scortate dall’esercito turco.
Insomma, le mire espansionistiche della Turchia nel settore energetico e la volontà di controllare l’intera zona sono ben chiare: in questo modo oltre ai danni ambientali si rischia di scatenare anche conflitti diplomatici di grande spessore…

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