eternit

A oltre quarant'anni di distanza delle prime morti per mesotelioma pleurico legate alla fabbricazione dell'amianto, i legali che rappresentano la Regione Piemonte hanno chiesto ieri ai giudici del tribunale di Torino un risarcimento pari a 69 milioni di euro. Soldi che serviranno per il 90% circa a bonificare le zone contaminate dalla fabbrica Eternit, il colosso del fibrocemento che per decenni ha tolto la vita a migliaia di abitanti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Broni (Pavia), dando loro in cambio qualche centinaio di posto di lavoro e uno stipendio di circa.

A pagare il conto – se le cose andranno come devono andare – saranno i due principali responsabili, Stephan Schmideiny (ex presidente del consiglio di amministrazione dell'Eternit AG) e il magnate belga Jean Louis Le Cartier, fino ad oggi assenti a tutte le udienze del processo. Del resto non c'è da stupirsi: l'ordine di tacere i danni al sistema respiratorio provocati dall'esposizione all'amianto – danni conosciuti in tutto il mondo occidentale fin dal 1962 – non poteva che arrivare da personaggi di questa risma.

Un comportamento criminale, soprattutto in relazione alle drammatiche testimonianze dei dipendenti sopravvissuti, dei familiari e delle vittime. Tanto per quantificare la devastazione causata dall'Eternit, basti pensare che le parti civili coinvolte nel processo sono 6.392, con richieste di risarcimento che vanno da poche migliaia di euro a diversi milioni. A questo proposito la cifra della regione Piemonte non è solo la più alta del processo ma anche – in Europa – di qualsiasi causa mai intentata per morti, patologie, e inquinamento connessi all'amianto.

Il secondo problema più grande è oggi quello della bonifiche, per la quale ogni anno vengono spesi milioni di euro non solo nelle province di Torino, Alessandria e Pavia ma in tutta Italia, ovunque sia arrivata una copertura o una tubatura o un rivestimento in Eternit. Il primo è invece quello delle morti: per queste non c'è nessun risarcimento ma solo una grande, maledetta e inutile rabbia.

Roberto Zambon

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