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La Commissione europea prevede di tagliare una parte dei fondi destinati all'Italia per la realizzazione della TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione al centro degli scontri in Val di Susa di questi giorni. Lo ha detto ieri il commissario europeo ai Trasporti Siim Kallasnon senza indicare, però, l’entità del taglio, questione che verrà affrontata in autunno. Colpa dei ritardi che continuano ad accumularsi nella realizzazione dell'opera.

Le dichiarazioni di Kallas arrivano all'indomani della riunione della commissione intergovernativa italo-francese sulla Tav del 06 Luglio, in cui i due Paesi hanno raggiunto un accordo per diluire nel tempo i cantieri e i costi.

Si tratterrà, quindi, di una “ Tav low cost” che seguirà un piano di “fasaggio”, cioè dal 2013 e poi dopo il 2025. Nella prima fase la priorità è stata data alla costruzione del tunnel di base (57 Km) e le stazioni internazionali di Saint-Jean de Maurienne e di Susa. In una seconda fase, cioè dopo il 2025, inizieranno, invece, i lavori per i tunnel dell’Orsiera e di Belledonne, completando così l’opera.

Ma resta il problema della ripartizione dei costi. Roma e Parigi si rimpallano, infatti, la copertura di un miliardo di euro, mentre i cugini di Oltralpe puntano sul pagamento dei danni causati dai ritardi italiani, il Bel Paese chiede una suddivisione dei costi a metà, a fronte del 67% attuale.

Ci si chiede cosa possa succedere ora, dopo le minacce e gli avvertimenti dell’UE di erogare contribuiti certamente inferiori ai 671 milioni stanziati nel 2006. Chi metterà mano al portafoglio?

Intanto il presidente del Piemonte Roberto Cota commenta la notizia, a margine della presentazione del nuovo piano per l'occupazione rivolto ai giovani dicendosi per nulla preoccupato: “la Commissione Europea ha infatti confermato che quest'opera è prioritaria e che, quindi, gli stanziamenti ci sono".

Stasera, intanto, a Torino torneranno ancora in piazza con una fiaccolata i No Tav per dire “un no deciso all’esecuzione con pilota automatico di un’opera pubblica concepita in un momento storico-politico quanto mai lontano da quello attuale. Un’opera faraonica, figlia di un modello di sviluppo energivoro e superato, per la quale non ci sono i fondi, e che certamente infliggerebbe un’inaudita sofferenza alla popolazione della Val di Susa", come si legge nell’appello per la manifestazione.

In ogni caso, che sia “light” o che non si faccia affatto, la Tav rischia di trasformarsi nell'ennesima opera incompiuta del nostro Paese.

Roberta Ragni

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