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Che fossero pronte a dar battaglia lo avevano già annunciato a Maggio, ma ora le associazioni ambientaliste, con Legambiente in prima linea, annunciano il ricorso al Tar del Lazio contro il decreto con cui il ministero dell'Ambiente ha dato il via libera alle trivellazioni nel mare delle isole Tremiti e in particolare al programma d’indagini sismiche proposto da Petroceltic Italia srl per l’individuazione e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi sottomarini al largo delle coste abruzzesi, molisane e pugliesi, a soli 26 chilometri dalle coste delle Diomedee, un’area marina protetta.

I punti di forza del ricorso sono i “numerosi vizi formali e sostanziali che inducono a dubitare della corretta individuazione e valutazione degli impatti ambientali che verrebbero arrecati all’ambiente marino”, ma anche “il mancato coinvolgimento della Regione Puglia nella procedura”. Inoltre la compagnia petrolifera avrebbe eluso l’obbligo di valutare gli impatti ambientali cumulativi, attivando più permessi di ricerca nella stessa zona di mare.

Legambiente punta il dito contro la frammentazione della ricerca in diverse richieste parziali di permessi per zone attigue: Il permesso di ricerca è solo una frazione di un più ampio programma industriale che include 11 aree di indagine petrolifera, tutte confinanti tra loro, per un totale di 4000 chilometri quadrati di mare territoriale. Ciononostante questa autorizzazione ha formato oggetto di una VIA singola, senza alcuna valutazione delle interferenze e degli impatti cumulativi riferiti alla iniziativa nella sua globalità. Così facendo il ministero dell’Ambiente ha evidentemente violato i principi affermati solo un anno fa dal giudice amministrativo in relazione a un analogo progetto di ricerca frazionato in lotti della società Northern Petroleum (cfr. sentenza TAR Puglia - Bari, n. 2602/2010)”, si legge nel comunicato.

È partita una ‘lottizzazione’ senza scrupoli del mare italiano che non risparmia nemmeno le Aree Marine Protette. Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre i 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico, sono recuperabili dal mare e dalla terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Agli attuali ritmi di consumo, queste riserve consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi, col serio rischio di ipotecare, invece, per sempre il futuro di intere aree di importante valenza naturalistica e turistica”, spiega il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani.

Nel frattempo continua la mobilitazione di cittadini, istituzioni e regioni. Nei giorni scorsi anche la Regione Molise ha presentato ricorso al Tar contro la concessione data alla Petroceltic, accodandosi alle città di Termoli e Vasto e alla Regione Puglia. A confermarlo è l’assessore all’Ambiente Salvatore Muccilli, “Avevamo già contattato i nostri legali, ora abbiamo impugnato il decreto, visto che dal ministero non è arrivata risposta”.

Dalla Puglia è intervenuto, invece, Nichi Vendola, in occasione della presentazione del maxi concerto “anti-trivelle” che si terrà domani nell’isola di San Domino e che vede tra i protagonisti personaggi di spicco come Lucio Dalla, Renato Zero e Gigi D’Alessio. Le parole del presidente della Regione Puglia riassumono in maniera diretta e semplice le motivazioni dei forti dissensi maturati attorno alla vicenda: “Le isole sono un patrimonio a rischio, eppure c’è chi pensa che lì sotto si debba cercare petrolio. Pensiamo che invece il petrolio sia sopra il mare: e la nostra regione lo sa, visto che il turismo è in controtendenza e cresce ovunque”.

Roberta Ragni

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